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Il capitalismo italiano del secondo dopoguerra: persistenze e mutazioni

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15 dunque già riscontrabile lo squilibrio esistente nel fondamentale settore economico, quello primario, fra Nord e Sud del paese. Non deve stupire il fatto che in un paese dall’agricoltura povera ed investita assai parzialmente dal processo di trasformazione capitalistica le condizioni del comparto manifatturiero fossero molto arretrate. Prevaleva un modo di produzione basato sulla cosiddetta “protoindustria”, un’attività svolta a domicilio, nelle campagne, da una manodopera contadina che vi si dedicava nei periodi di sospensione del lavoro nei campi. Il processo produttivo era organizzato da mercanti imprenditori che fornivano a tale forza lavoro le materie prime per poi ritirare il prodotto finito da collocare sul mercato. Questa attività manifatturiera si localizzava in prevalenza nelle zone collinari e prealpine del Nord Italia, dove era disponibile una manodopera abbondante e poco costosa: si trattava, infatti, di aree di agricoltura povera, con raccolti non sufficienti a sfamare una popolazione numerosa, alla ricerca quindi di proventi capaci di integrare i modesti redditi agricoli. Come ha suggerito M. Doria è innegabile il contributo che la protoindustria ha dato alla fertilizzazione di un altrimenti asfittico tessuto economico: scambi commerciali con l’estero e crescita delle partite attive della bilancia commerciale, sviluppo di una più moderata rete commerciale e finanziaria, accumulazione di capitali, crescente abitudine di una popolazione contadina al lavoro manifatturiero sono il portato di questa attività diffusa11. Assai rare, in questo panorama segnato dalla presenza del lavoro domestico e di minuscoli opifici, furono le fabbriche vere e proprie. In particolare secondo uno studio di Aliberti il settore alimentare era con il tessile il ramo più importante del secondario; al suo interno l’attività molitoria occupava un posto centrale. Essa si svolgeva in decine di migliaia di mulini (74764 secondo un censimento effettuato nel 1872), conservando una fisionomia decisamente precapitalista. Tale carattere 11 Doria, M. 1998 L’imprenditoria industriale, cit., p. 15
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Il capitalismo italiano del secondo dopoguerra: persistenze e mutazioni

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Informazioni tesi

  Autore: Federico Bartoli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giorgio Felloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

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Parole chiave

capitalismo
economia italiana

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