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Modello veneto e Terza Italia: un caso di insediamento calzaturiero nel territorio veronese (1954-1985)

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VII affermare che è stata l'impresa ad adattarsi ai ritmi ed ai modi di vita locali, e non viceversa. Sembra questo un carattere da porre in rilievo: se di un modello veneto si può ancora parlare, forse questo lo si ritrova nella adattabilità della lavorazione alla stagionalità agricola della zona e nel decentramento, attuato, anziché a livello di luogo di produzione, nell'ampiezza dei bacini di reclutamento operaio. Il risultato complessivamente non sembra cambiare: il legame mantenuto con la terra rende l'azienda più elastica nella gestione della manodopera anche se, in questo caso, sembra essere questa a subire le variazioni di disponibilità di essa. A questo punto si può supporre che a dettare legge nel regolare i rapporti con il nuovo insediamento sia la realtà culturale locale che, non avendo assimilato nel tempo i modi del calzaturiero passando attraverso lo stadio dell'artigianato diffuso, è rimasta legata ai modi e ai tempi propri. La realtà calzaturiera, quindi, non è vissuta come estranea, ma filtrata attraverso gli schemi di divisione del lavoro che la precedevano. La coincidenza che il calzaturiero a Bussolengo si insedi nel momento di chiusura delle filande locali e del disuso della bachicoltura come forma di lavorazione extra-agricola affidata alla donna all'interno della casa, induce ad ipotizzare una sorta di sostituzione con una lavorazione estranea al sentire locale, ma che ben si adatta a supplire alla fine della filatura della seta. La prevalenza femminile in fabbrica e la presenza del lavoro a domicilio confortano tale ipotesi. L'andamento delle assunzioni, elevato nei mesi invernali, costituisce una prova dell'"uso" che nella zona viene fatto della fabbrica, destinandole un ruolo subalterno rispetto all'agricoltura. In questo incontro ed adattamento fra le esigenze delle lavorazioni in fabbrica e le esigenze anche culturali della realtà in cui si trova ad operare, è possibile ritrovare un carattere proprio dell'economia periferica: la stretta aderenza con il substrato sociale ed il mantenimento dei legami con la terra che rendono elastica l'organizzazione della manodopera. Sembra, quindi, che nell'incontro-scontro fra agricoltura e industria negli anni '50 e '60, il settore calzaturiero a Bussolengo abbia permesso una specie di simbiosi produttiva che ha reso, se non “dolce”, comunque meno amara la transizione verso la modernità 6 . 6 E.Franzina, La transizione dolce. Storie del Veneto tra ‘800 e ‘900, Verona, Cierre, 1990.
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Modello veneto e Terza Italia: un caso di insediamento calzaturiero nel territorio veronese (1954-1985)

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Benati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Magistero
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Emilio Franzina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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