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SCREENING FASHION - Il potere della moda sul grande schermo

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6 In effetti, da allora il connubio cinema–moda si consolidò fino a diventare imprescindibile. Ma facciamo un passo indietro: è molto difficile stabilire se nel corso della storia sia stato il cinema a influenzare maggiormente la moda o viceversa; non di rado l’uno ha anticipato delle tendenze di cui l’altro si è appropriato, creando in tutti e due i casi un vantaggio reciproco. Già dagli anni Venti couturier come Paul Poiret non si sarebbero affermati se il loro “(…)stile non fosse passato sul corpo delle “divine” e delle star per entrare poi nel quotidiano” 4 . A Hollywood ogni casa di produzione che si rispettasse aveva un proprio dipartimento costumi, con sarte esperte e capi costumisti. Scoppiò una vera e propria mania, scrive Maria Pezzi: “É indubitabile l’influenza dello schermo sul costume e sulla moda. Quando uscì il film The Desert Song nel 1923, protagonisti Paola Negri e Rodolfo Valentino, l’amore sotto le tende del deserto, la passione per gli sceicchi, la moda dei barracani si scatenarono specialmente in Inghilterra, facendo fiorire le compagnie di viaggio specializzate per i paesi africani; e quando l’eccentrica Lady Mendl arrivò in Egitto fu deliziata di trovare che le piramidi erano “beige”, il suo colore preferito. Di questo dominio psicologico del ci- nema, la moda si allarmò, soprattutto quando vide le ragazze di buona famiglia rifiutare i costumi da bagno eleganti delle boutique sportive che i grandi sarti avevano appena inaugurato, e optare per lo scandaloso maillot di lana aderente che Carol Lombard aveva portato alla gloria. E, peggio ancora, quando vide le fidanzate dei quartieri alti rifiutare gli abiti di Lanvin, la regina delle spose, e mandare al cinema la loro sartina perché copiasse l’abito di Janet Gaynor in Seventh Heaven, col fichu a tre vo- lant, la gonna a balze che si apriva sul dietro con un ventaglio al pizzo” 5 . Già dagli albori, dunque, la moda ha intuito il potere consumistico del cinema. Forse l’ha temuto, ma poi l’ha sfruttato a proprio vantaggio e viceversa il cinema ne ha approfittato per ampliare il proprio pubblico. Non è un caso se più tardi sarebbero nati gli style–film, o promo–costuming, pellicole nate in collaborazione con grandi stilisti allo scopo di pubblicizzarne le griffe. Se Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli, pur avendo anticipato i tempi, a Hollywood si erano dimostrate fallimentari, pensiamo al caso “La Dolce Vita” 6 di Federico Fellini o al più recente “American Gigolò” 7 che ha portato la moda maschile italiana di Giorgio Armani a imporsi nel mondo! 4 Fiorani, E., Abitare il corpo: la moda in op. cit. Messina, p.59. 5 Op. cit. Vergani, pp. 286–287. 6 La Dolce Vita, regista Federico Fellini, Italia, Francia, 1960. 7 American Gigolò, regista Paul Schrader, USA, 1980.
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Informazioni tesi

  Autore: Virginia Spadaccini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Istituto Europeo di Design Roma
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Design della Moda
  Relatore: Paola Pattacini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

FAQ

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Parole chiave

moda
cinema
quentin tarantino
costume design

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