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Sistemi deficienti? Interazione tra utente, ambiente e tecnologie ipermediali.

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3 Una questione generazionale Avevo considerato il corso dedicato ai nuovi media come una specie di male necessario, un ultimo scotto pagato alla mancanza di coraggio che mi aveva impedito di scegliere Filosofia. Il titolo di dottore in Comunicazione - pensavo con speranza, ma anche con un minimo di sincera preoccupazione - doveva almeno servirmi ad avere una certa organica infarinatura intorno a cose come Internet, satelliti, TV via cavo, fibre ottiche e così via. Può capitare a tutti, di questi tempi, di ritrovarsi in un simposio che verta su temi del genere e, in una tale situazione, sarebbe stato senz’altro imbarazzante per me - dopo anni di studio, file, tasse e contributi - essere costretto a zittire cercando di sgattaiolare verso argomenti sui quali avrei potuto essere un pò più loquace di una mummia. Sicché eccomi lì a lezione, preparato a incamerare un certo numero di nozioni sull’elettronica applicata alle nostre vite future. Una pausa che mi avrebbe allontanato per qualche mese dal coltivare i miei interessi pendenti decisamente dal lato della scienza politica e dell’antropologia. Era nell’ambito di queste discipline infatti che inquadravo il tema che volevo approfondire. Cercavo allora, insieme ad un gruppo di altri studenti, di ricavare dallo studio delle forme della partecipazione e della comunicazione politica, qualcosa che mi chiarisse le idee su quello che significa vivere in un momento storico in cui sono caduti steccati politici ed ideologici, ma in cui è anche difficile identificarsi e partecipare, nel senso di essere-parte-di. Tematiche di questo genere vanno a definire, tra le altre cose, una questione generazionale che in questi termini non appare quasi mai nei dibattiti che insistono sulla condizione giovanile. Ma questa è già un’altra storia. Quello che conta è che non immaginavo, allora, che i nuovi media potessero in qualche modo entrare in questi discorsi. Ero convinto infatti che le nuove tecnologie della comunicazione riguardassero essenzialmente gli sviluppi dell’informatica. Il che non mi dispiaceva più di tanto, in verità. Benchè non fosse immediato per me ragionare in termini di algoritmi, l’idea di informatica che avevo in mente era legata soprattutto ad un aspetto ludico della prima adolescenza: i videogiochi, i quadri da superare... Il computer è fondamentalmente un giocattolo per quelli che hanno più o meno la mia età, ed io non faccio certo eccezione. Ben presto però mi sono dovuto ricredere. La struttura della comunicazione proposta dai nuovi media e la difficoltà di ritagliarsi un’identità senza poterla mutuare da schemi preesistenti, sembrano due aspetti dello stesso fenomeno. Proverò a mettere in luce questo parallelismo nel corso del capitolo fino ad approdare ad una sorta di doppia valenza dell’ipertesto, visto come metafora e come tecnologia. Innanzi tutto va sottolineato che la partita che si gioca intorno ai nuovi media non interessa principalmente la tecnologia. Gli ingegneri hanno prodotto molto di più di quello che la
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Informazioni tesi

  Autore: Ivan Esposito
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Pinaboggi Cavallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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