Sistemi deficienti? Interazione tra utente, ambiente e tecnologie ipermediali.

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9 Vedrò di farmi capire meglio con un esempio. Prendiamo la guerra nella ex Jugoslavia e la guerra in Vietnam. I due avvenimenti drammatici più rappresentativi vissuti, entrambi indirettamente, da chi ha vent’anni e da chi li aveva vent’anni fa. La differenza nel tipo di esperienza che le due generazioni hanno fatto di questi eventi consiste, fondamentalmente, nel fatto che la guerra in Vietnam era in qualche modo interpretabile, se ne poteva trovare una ragione. Per quanto assurda e crudele come tutte le guerre, essa rispondeva a dei canoni interpretativi che funzionavano in quel momento. Anzi, probabilmente è più giusto dire il contrario e cioè che quei canoni rispondevano ai tratti di quel conflitto perché erano in grado di ordinare, mettere a fuoco le vicende, meglio le rappresentazioni delle vicende - le notizie - che arrivavano dal Sud-Est dell’Asia. Chiunque insomma fosse venuto a conoscenza della guerra poteva spiegarsela inquadrandola nel panorama dello scontro Est-Ovest, eventualmente schierarsi da una parte o dall’altra e, in questo modo, sentirsi in qualche misura partecipe di ciò che accadeva dall’altra parte del mondo. Ecco quindi che le vicende del Vietnam contribuivano a costruire o confermare le identità di coloro che entravano in contatto con essa in maniera mediata. Della guerra nella ex Jugoslavia invece che cosa possiamo dire? Di quale criterio avremmo mai potuto avvalerci per capire il perché di quei massacri? Più banalmente: chi erano i “buoni” e chi i “cattivi”? E noi come avremmo potuto intervenire, se non decidendo di cambiare o meno canale? La tragedia dei Balcani dunque è anch’essa intervenuta nelle nostre identità e lo ha fatto evidenziando quanto poco ci resti di quegli strumenti che in un modo o nell’altro ci sono serviti per interpretare il mondo e dare una consistenza unitaria al discorso storico. «La “dissoluzione” della storia, nei vari sensi che possiamo attribuire a questa espressione, è del resto probabilmente il carattere che più chiaramente contraddistingue la storia contemporanea rispetto alla storia “moderna”. La contemporaneità è quell’epoca in cui, mentre con il perfezionamento degli strumenti di raccolta e di trasmissione del’informazione, sarebbe ormai possibile realizzare una “storia universale”, proprio questa è divenuta impossibile. Ciò dipende dal fatto che il mondo dei media diffusi su tutto il pianeta è anche il mondo in cui i “centri” di storia - le potenze capaci di raccogliere e trasmettere le informazioni in base a una visione unitaria che è anche sempre il risultato di scelte politiche - si sono moltiplicati. Ma anche questo, forse, non indica solo che non è possibile una “storia universale” come storiografia, come historia rerum; bensì forse che sono venute meno le stesse condizioni per una storia universale come effettivo corso degli eventi, come res10». La crisi di questi strumenti interpretativi - la “dissoluzione della storia” - ci lascia in una condizione simile a quella di un miope che ha perso i suoi occhiali e per questo è costretto a 10 Ibidem, pp. 17- 18

Anteprima della Tesi di Ivan Esposito

Anteprima della tesi: Sistemi deficienti? Interazione tra utente, ambiente e tecnologie ipermediali., Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ivan Esposito Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

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