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Sistemi deficienti? Interazione tra utente, ambiente e tecnologie ipermediali.

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10 procedere a tentoni poiché intorno a lui non vede che macchie sfocate da non riconoscere nemmeno gli ambienti e le cose che prima gli erano più familiari. Dico subito che non mi interessa assolutamente entrare nel merito storico e politico di quei conflitti. Meno ancora mi interessa giudicare se sia o meno conveniente affidarsi a dei paradigmi ideologici per valutare la realtà e reagire ad essa. Quello che intendo sottolineare, attraverso gli esempi che ho appena fatto, è la difficoltà cognitiva e sociale di chi deve continuare ad interpretare il mondo senza però poter poggiare su identità, simboli e linguaggi coerenti preesistenti. Questa difficoltà è senza dubbio generale, ma riguarda segnatamente le nuove generazioni. Noi dobbiamo disegnare una mappa di quello che ci succede intorno procedendo a mano libera, senza linee guida poiché non abbiamo fatto in tempo a mutuare quelle visioni del mondo che hanno interessato le generazioni passate. Naturalmente c’ è un aspetto positivo in questa condizione: la possibilità di non dogmatizzare determinati criteri di interpretazione e quindi di sviluppare un senso critico maggiore. Ma anche tenendo presente quest’ultimo punto, il disorientamento cognitivo e sociale resta. Il bisogno di identificazione si scontra con la difficoltà di aderire in qualche modo ad un universo simbolico e culturale che appare quanto mai frastagliato e composito. Le strutture di socializzazione tradizionali hanno smarrito gran parte della loro capacità di attivare un’identificazione collettiva. I mezzi di comunicazione di massa, in questo contesto, sono riusciti a raggiungere l’egemonia e a diventare una struttura di socializzazione molto potente fino a porsi come l’interfaccia principale delle persone con il mondo. La realtà si è ridotta ad essere quello che i mass-media ci mostrano; quella di cui facciamo esperienza è sempre più una realtà mediata. Le caratteristiche di questo modo di strutturare l’esperienza sembrano essere paradossali. I mass-media, la televisione in particolare, insistono sul mostrarci il mondo come esso è, riducendo il più possibile l’aspetto di costruzione, di artefatto. L’ambizione della diretta è di esibire una realtà “naturale”, sulla quale cioè non si è intervenuti. I media di massa, segnatamente la TV, non discorrono sull’esistente, semplicemente lo riportano. Tutto ciò però si scontra con l’effettiva produzione dei testi veicolati da questi strumenti. Le operazioni di montaggio e di selezione fanno sì che la presentazione im-mediata della realtà sia, al contrario, il frutto di processi di elaborazione che non sono immediatamente evidenti al fruitore. « I media non comunicano la realtà in quanto tale, ma rappresentazioni di essa, cioè versioni incomplete e più o meno ideologicamente connotate. La parzialità ed incompletezza è più evidente nel campo narrativo, dove la finzione è esplicita (ed attesa e ammessa - ma non per questo priva di conseguenze), ma sussiste anche nell’ambito informativo/giornalistico, dove non è altrettanto nota, attesa e soprattutto gradita ai fruitori [...] Date tali condizioni è difficilmente negabile che i mass-media contribuiscono a formare quella che Shiller chiama una consapevolezza
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Informazioni tesi

  Autore: Ivan Esposito
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Pinaboggi Cavallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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