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I rifiuti: da problema a risorsa

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20 recepimento dei vari materiali prodotti riciclati, anche per gli standard qualitativi non rispondenti a quanto era richiesto per un’utilizzazione senza danno degli stessi. Gli impianti di compost fallivano uno dopo l’altro, per analoghi motivi connessi ad una scadente qualità del prodotto e, di conseguenza, ad un rifiuto da parte del mercato (cioè dell’agricoltura). Restavano le discariche e poiché restavano, anzi aumentavano anche i rifiuti, esse rappresentarono la sola possibilità di smaltimento alla quale ricorrere necessariamente, mentre l’onda anti-inceneritori trovava vigoroso sostegno dai movimenti di opinione, giustamente intransigenti rispetto alle soluzioni tecnologiche fino ad allora applicate, ben poco rispettose dell’ambiente. Non valsero a risolvere il problema le proposte di improbabili soluzioni basate solo sul riciclo integrale dei rifiuti, o meglio, sulla non produzione degli stessi. Il risultato non poteva che essere quello che fu: i rifiuti continuavano a prodursi (anzi aumentavano al crescere del PIL), il recupero non veniva attuato, il riciclaggio si dimostrava ai fatti quantitativamente irrilevante, gli inceneritori non bruciavano più, i rifiuti finivano indistintamente nelle discariche per la maggior parte non controllate. La situazione di necessità creava così le premesse per il business dell’ecomafia e la criminalità organizzata, in alcune regioni, s’infiltrava nelle attività economiche connesse in vario modo con la gestione dei rifiuti. Il business potenziale annuo collegato al traffico illegale dei rifiuti ed alle discariche abusive è stato valutato pari a 6mila miliardi (sulla base dei dati raccolti dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri con la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato e la Polizia di Stato). Nonostante, nel frattempo, si fosse andata sviluppando una normativa tecnica abbastanza severa per quanto concerne la realizzazione delle discariche controllate, in molte aree regionali la normativa rimase inapplicata, provocando danni ambientali anche maggiori di quelli che si sarebbe inteso evitare cancellando l’incenerimento dal novero dei sistemi di smaltimento ammissibili. Le reazioni negli altri paesi europei non furono così drastiche come quella italiana: riconosciuto che i forni di incenerimento di allora non garantivano emissioni entro limiti di sicurezza si studiarono e si svilupparono nuove tecnologie che, sia pure progressivamente, portarono a quei miglioramenti che hanno consentito di poter fare affidamento su impianti con tutte le volute garanzie di rispetto ambientale. Da questo sviluppo l’Italia è rimasta esclusa e, oggi che si vorrebbe ricorrere a queste nuove tecnologie, l’industria italiana, priva di qualsiasi esperienza in merito, è
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I rifiuti: da problema a risorsa

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Informazioni tesi

  Autore: Ester Polizzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Carlo Carraro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 236

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