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La politica di cooperazione comunitaria negli Stati ACP: particolarità e limiti di un modello associativo.

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7 di Yaoundé (1963, 1969) e poi con quella di Lomé (1975), l’Europa cerca di spostare il dialogo tra partner comunitari a un livello superiore che da un lato, sia capace di riformare le vecchie relazioni coloniali adattandole a un sistema d’assistenza coerente con le prospettive di sviluppo dei paesi beneficiari, e dall’altro, sia in grado di creare i presupposti per un vivace dialogo tra rappresentanti del Nord e del Sud del mondo. Pertanto, l’Associazione tra la CEE e gli Stati ACP (denominati Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, dopo l’ingresso degli Stati del Commonwealth nel 1973) mette a disposizione un interessante spunto di analisi, utile per comprendere in che modo e in che misura la Comunità sia riuscita ad accogliere le richieste del Terzo Mondo. Rispondere a questa domanda diventa un imperativo teorico a seguito dell’affermazione del modello di Lomé che, a detta di molti, ha rappresentato uno dei tentativi più rivoluzionari per tentare di ridurre il divario economico e politico tra il Nord e il Sud del mondo. Infatti, la Convenzione di Lomé affermava la cooperazione tra Stati sovrani su un piano di completa uguaglianza, attraverso il consolidamento di un impianto istituzionale paritetico, che assicurava la partecipazione di ben quarantasei PVS alla gestione dei fondi erogati dalla Comunità e, più in generale, alla programmazione del proprio percorso di sviluppo. Le risorse necessarie per dare avvio a un percorso di crescita sul lungo periodo, sarebbero state assicurate da un regime degli scambi innovativo. Di fatti, per dare impulso alla costruzione di mercato internazionale più accessibile e solidale, che fosse in grado di riequilibrare il divario economico tra donatori e beneficiari, la Comunità avrebbe continuato a importare in franchigia i prodotti dei paesi ACP, senza che questi fossero tenuti ad accettare l’onore corrispondente. L’accesso preferenziale e non reciproco per le esportazioni del Sud del mondo nel mercato comunitario, sarebbe stato completato dalla realizzazione di un ampio programma di trasferimento di tecnologie, da misure e strumenti per osteggiare la fluttuazione dei prezzi e da altre disposizioni, che assicuravano all’Europa il primato tra gli Stati industrializzati per l’assistenza al Terzo Mondo. Per chi cerca di analizzare oggettivamente il corso storico del modello associativo di Lomé, l’ostacolo principale sta nel mantenere separati i due piani di discussione, quello intergovernativo e quello paritetico, poiché spesso e volentieri le risoluzioni del primo influenzano il secondo e ne determinano il suo corso. D’altro canto, analizzando un tema di questa portata, deve essere enfatizzato fin da subito, che la sfida più difficile che ancora oggi devono affrontare gli Stati associati è di sottrarsi dalla forte asimmetria contrattuale, che generalmente contraddistingue i negoziati e il rapporto tra Stati del Sud, deboli e dipendenti, e quelli del Nord, dotati di enorme potere finanziario, economico, politico e mediatico.
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La politica di cooperazione comunitaria negli Stati ACP: particolarità e limiti di un modello associativo.

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Informazioni tesi

  Autore: Manuel Morini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Civiltà e Forme del Sapere
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Alessandro Polsi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

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