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Mary Shelley: le fonti alle origini del Frankenstein

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4 sazione aveva suggestionato Mary a tal punto che decise comunque di proseguire la sfida. Andò a dormire, ma la notte non le concesse il sonno richiesto, e a occhi chiusi cominciò a vedere chiaramente la scena di uno scienziato che dava la vita ad un corpo inanimato tramite una scintilla di elettricità, e subito dopo vide l’orrore che scaturì: una Creatura gigantesca e ripugnante si erse davanti ai suoi occhi. Si alzò di scatto per paura del suo stesso incubo 7 . Aprì gli occhi ed esclamò: “Ho trovato! Ciò che ha atterrito me sarà in grado di atterrire anche gli altri” 8 . Mise quindi nero su bianco ciò che la sua mente aveva partorito nella notte e quan- do Shelley lesse quanto ella aveva scritto si accorse subito che quelle parole non dovevano rimanere sepolte e dimenticate, ma dovevano costituire una più completa elaborazione. Nella sua introduzione al romanzo del 1831 lei stessa fece riferimento a quella sera così tetra e nel contempo così produttiva, che fu in grado di stimolarla a tal punto da consentirle di scri- vere il più famoso romanzo gotico del tempo. Questa è la genesi di Frankenstein e per comprenderlo al meglio è necessario spendere due parole sulla vita di Mary. Una vita vissuta pienamente, con gioie e dolori che seppe sopporta- re fino alla fine dei suoi giorni, definendoli lei stessa nella introduzione del romanzo del 1831 “romantici dolori” 9 . Dolori che accompagneranno tutta la sua vita sin dalla nascita. Nel 1797 a Londra sua madre Mary Wollstonecraft morì dandola alla luce. Il padre Godwin immensamente innamorato della moglie, scrisse alla sua memoria una schietta e commovente storia della sua vita Memoirs of the Author of A Vindication of the Right of Woman (1798), descrivendone anche le sue ultime ore. Fu anche grazie a questa biografia che Mary poté co- noscere la madre, la cui mancanza la segnò profondamente tutta la vita. I drammi per Mary continuarono con la perdita della sua prima figlia nata prematura nel febbraio del 1815, nel corso della sua vita perderà altri tre figli 10 , ne sopravvivrà soltanto uno, Percy Florence. Questi lutti segnarono profondamente la psiche di Mary. Quindi se da un lato il contesto psicologico determinò la nascita del mostro, come sostiene lo stesso Borroni 11 , dall’altro il contesto storico-culturale generò il romanzo, ed è proprio su quest’ultimo che concentro il mio lavoro. Per fare questo ho approfondito alcuni aspetti della 7 Mary fa intendere che il romanzo sia nato da un sogno, un incubo. Quest’ultimo nella letteratura critica del tempo è utilizzato come un esercizio retorico per ridurre l’impatto di un romanzo trasgressivo come quello che si appropinquava a scrivere. 8 Ivi, p. 9. 9 Ivi, p. 4. 10 Nel 1818 morirà la piccola Clara e nel 1819 morirà il suo terzo genito William. 11 Giorgio Borroni è il curatore dell’edizione italiana di Frankenstein: Shelley, Mary, Frankenstein, Borroni, Giorgio (a cura di), Siena, Barbera, 2010. Nella sua introduzione a p. XV ipotizza che il dolore per la perdita di un figlio celi dietro la nascita della Creatura. Inoltre “ciò che nel mostro provoca sentimenti di odio e vendetta… è la solitudine e la mancanza della figura di un genitore”. Tutto questo avrebbe indotto Mary a sentirsi inadegua- ta come madre.
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Mary Shelley: le fonti alle origini del Frankenstein

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Arezzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Marco Ciardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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