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L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche

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33 lycopersici. Il tipo pomodoro, con ibridi e varietà di Lycopersicon esculentum, che sono caratterizzati invece da una resistenza solo parziale a Pyrenochaeta lycopersici che non li rende adatti alla coltivazione in terreni ad alta carica patogena. Per quel che riguarda l’epoca di semina di nesto e portinnesto, se si sceglie di utilizzare un portinnesto del tipo KNVF, il nesto deve essere seminato circa 20 giorni dopo il portinnesto; invece se si sceglie di utilizzare un portinnesto proveniente dal tipo pomodoro, il nesto deve essere seminato 5-6 giorni dopo il portinnesto. L’innesto del pomodoro, oltre a costituire uno dei più interessanti ed innovativi mezzi di lotta agronomica verso patogeni che attaccano l’apparato radicale, viene impiegato per usufruire di alcune varietà tradizionali tipiche come il pomodoro San Marzano, per decenni selezionato dagli agricoltori e sprovvisto di resistenze alle principali patologie dell’apparato radicale. I terreni in cui è stato tradizionalmente coltivato il San Marzano manifestano sintomi di stanchezza del terreno: per questo motivo il riutilizzo di questa varietà comporta la rivalutazione delle intere tecniche colturali, oltre che l’identificazione delle cultivar esistenti. In sinergia con altre tecniche di agricoltura sostenibile e di lotta integrata, l’innesto erbaceo su soggetto resistente, potrebbe contribuire ad attenuare la problematica rappresentata dai patogeni tellurici. 6.3. Peperone (Capsicum annuum L.) In Italia la superficie coltivata a peperone è passata, dagli anni 60 ad oggi, da oltre 20.000 ha a soli 13.000 ha (ISTAT, 2017); la Sicilia è la regione che contribuisce maggiormente alla produzione nazionale, di circa 350.000 t., con il 24,4% del totale; seguono le regioni del centro-sud quali: Campania (15,3%), Puglia (14,9%) e Lazio (12,1%); al nord il Piemonte (3,5%) è l’unica regione da segnalare. Negli ambienti dove la specie è coltivata regolarmente sugli stessi terreni, si rileva frequentemente l’insorgenza di problematiche colturali complesse, normalmente definite “stanchezza del terreno”, che determinano importanti perdite di prodotto e abbassamento della capacità produttiva. Varie sono le tecniche di difesa, colturali, biologiche o chimiche, indirizzate a ridurre i patogeni sotto la soglia economica di danno, ciascuna delle quali con i suoi pro e contro. Metodi di lotta integrata, basati sulla lotta biologica, la biofumigazione, o la lotta agronomica come le rotazioni colturali e la selezione di varietà resistenti si vanno sempre più diffondendo. Un’opzione alternativa potrebbe essere l’innesto erbaceo anche se sono presenti molte problematiche connesse con la modesta disponibilità di portinnesti idonei sia in termini di bassa affinità con Capsicum annuum che di resistenza ai patogeni (Louws ed al., 2010). Genotipi resistenti ai nematodi galligeni, come le varietà di portinnesto Scarface e
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Informazioni tesi

  Autore: Carmelo Ofria
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Giovanni Iapichino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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Parole chiave

erbaceo
innesto
portinnesto
orticolo
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verticillum
meloidogyne
abiotici

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