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Fictio iuris

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7 consuetudine’ 10 . Poiché però queste regole ( mores) per loro stessa natura non erano attestate per iscritto e, tanto meno raccolte in e lenchi riconosciuti, il loro contenuto e quindi il loro significato, la loro stessa esistenza erano assolutamente incerti (il ius incertum di Pomponio). Così il compito di rilevare un dato mos, indicandone nello stesso tempo il contenuto e dandone la relativa interpretazione, spettò in modo del tutto naturale a quelli che erano i portavoce ufficiali della volontà degli dei, ossia ai collegi sacerdotali. All’inizio della repubblica (V sec. a.C.) i mores erano ancora molto prevalenti, a prescindere dall’asserita abrogazione delle leges regiae (Pomp. D. 1.2.2.3) e i poteri dei pontefici nel rivelarli e interpretarli erano accresciuti per la rinnovata supremazia dell’aristocrazia gentilizia, cui i pontefici appunto appartenevano. È facile capire che i plebei avessero motivo di ritenere o di sospettare che tal esercizio avvenisse a vantaggio dei patrizi e a danno loro. Così l’abolizione di questo pote re dei pontefici attraverso la redazione di un corpo di norme scritte e precisamente formulate divenne una rivendicazione avanzata dai plebei nella prima metà del V sec. a.C. 11 avendo come scopo, porre limite e argine al potere patrizio. Al ius, custodito e interpretato dai patres, si tende a contrapporre le leges, create dalla rivoluzione plebea o comunque espresse, in vari modi dalla volontà popolare. In quest’ordine d’idee le norme delle XII Tavole, approvate dal populus 12 , furono considerate ‘fons omnis publici privatique 10 Digesto di Giustiniano, 2.2.3 11 I primi decenni della libera res publica sarebbero stati segnati da un’aspra contrapposizione tra due distinte comunità facenti entrambe parte della civitas, ma con diversità di diritti e prerogative, quella dei cd. Patricii, i quali si consideravano i diretti discendenti degli originari fondatori della città, con pieni diritti civili e politici, e quella numericamente più estesa ma giuridicamente e politicamente subalterna, dei cd. Plebeii. Questi ultimi contribuivano alla crescita e alla difesa della città -stato, ma non avevano accesso alle magistrature, né al collegio pontificale e negli scambi economici e commerciali con gli esponenti del patriziato non avevano alcuna garanzia di un’equa risoluzione delle controversie. 12 Il tribuno della plebe Gaio Terenzilio Arsa , propose nel 462 a.C. la nomina di una commissione composta da appositi magistrati con l'incarico di redigere un codice di leggi scritte per sopperire all'oralità delle consuetudini ( mores) allora in vigore. Il Senato, dopo un'iniziale opposizione (la proposta fu riformulata l'anno seguente dai cinque tribuni della plebe), votò nel 454 a.C. l'invio di una commissione di tre membri nominati dai concilia plebis in Grecia, per studiare le leggi di Atene e delle altre città. Nel 451 a.C. fu istituita una commissione di decemviri legibus scribundis che rimpiazzò le magistrature ordinarie, sia patrizie che plebee, sospese in quell'anno. I membri della commissione furono scelti tra gli ex-magistrati patrizi. Seguendo il testo liviano, furono nominati decemviri i tre della commissione inviata ad Atene, in qualità di "esperti" e " Gli altri furono eletti per far numero" (Supplevere ceteri numerum). Le Dodici Tavole (non sappiamo se di legno di quercia, d'avorio o di bronzo) vennero affisse nel foro nel 449 dai consoli L. Valerio e M. Orazio una volta restaurate le magistrature ordinarie, dove rimasero fino al sacco ed all'incendio di Roma del 390 a.C. ad opera dei Galli. Cicerone narra che ancora ai suoi tempi (I secolo a.C.) il testo delle Tavole veniva imparato a memoria dai bambini come una sorta di poema d'obbligo (ut carmen necessarium), e Livio le definisce come “fonte di tutto il diritto pubblico e privato [fons omnis publici privatique iuris]”. Sin dal I sec. a.C. molti lemmi decemvirali non si comprendevano
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Fictio iuris

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Donatelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Floriana Cursi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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