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Fattori di Rischio Materni e Fetali nel Disturbo dello Spettro Autistico a Confronto con Altri Disturbi di Sviluppo

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9 1.1 Sviluppo Storico del disturbo Autistico Il termine “Autismo” deriva dal tedesco Autismus ( dal greco αὐτός, "stesso"), fu coniato nel 1908 da E. Bleuer per descrivere uno dei tre processi patologici alla base delle sindromi schizofreniche rappresentato da chiusura,evitamento dell'altro e isolamento. (autismo, delirio paranoide e dissociazione) . Egli diede all’ ”autismo” l’accezione di 'pensiero circolare' che 'si chiude su sé stesso'. Bleuer intese definire la patologia caratterizzata dalla tendenza al ritiro e dalla perdita di contatto con la realtà esterna, quindi pazienti contraddistinti dal vivere in una condizione di isolamento e incomunicabilità. Freud (1911) riprese il concetto di Bleuler dichiarando: “la chiusura autistica è come un uovo di uccello con le sue scorte alimentari all'interno del guscio.” L’individuo autistico è descritto protetto dalla realtà esterna da un guscio contenente fonti di nutrimento ma al tempo stesso fragile e soggetto di bisogno. “Le scorte” ridotte dovrebbero spingere alla rottura del guscio ma la persona affetta si limita all’interno della propria realtà. Fu poi nel 1943 che Kanner L. applicò il concetto di autismo alla psicopatologia infantile per descrivere in un suoarticolo "Autistic Disturbance of Affective Contact" una sindrome osservata in 11 bambini giunti alla sua osservazione. Egli scrisse: "…fin dal 1938, é giunto alla nostra attenzione un numero di bambini le cui condizioni differiscono così accentuatamente e unicamente da qualsiasi altra riportata finora, che ogni caso merita […] una dettagliata considerazione delle sue affascinanti particolarità" (Trad. da Kanner L., 1943).
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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Santini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: La sapienza Roma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Roberta Penge
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 147

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