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Il nuovo regime di adempimento collaborativo

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16 cruciale si verificò con la riforma Vanoni del 1951, la cui novità fondamentale fu l’introduzione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi annuale, anche nel caso in cui le condizioni economiche fossero rimaste invariate nel corso dell’anno. Tale adempimento, almeno per le attività produttive, presupponeva la tenuta di una chiara e precisa documentazione 3 . Successivamente, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, si ampliò notevolmente la platea dei contribuenti e allo stesso tempo si assistette al moltiplicarsi dei tributi; questi due fattori spinsero lo Stato ad implementare un sistema di autotassazione, per effetto del quale i contribuenti cominciarono ad essere autonomi nel processo di liquidazione delle imposte. Il maggiore sforzo richiesto ai contribuenti dall’autotassazione, soprattutto in termini di adempimenti, di precisione e di conoscenza delle leggi, era compensato dalla nascita di alcuni istituti volti alla valorizzazione del dialogo con l’Amministrazione Finanziaria. Tra questi, riveste notevole importanza il principio del contraddittorio, ossia della dialettica tra le parti e, in generale, tutte quelle occasioni di dialogo che sono funzionali all’emissione del provvedimento, inteso come la conclusione del procedimento. L’articolo 111 della Costituzione, a tal proposito, dispone che: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.” Il contraddittorio rappresenta, quindi, l’esaltazione del rapporto di collaborazione tra Amministrazione e Contribuente, perché volto a facilitare il dialogo tra le parti con l’obiettivo di definire “amichevolmente” inadempimenti o incongruenze nella regolarizzazione delle varie situazioni fiscali, raggiungendo più agevolmente la formazione del provvedimento finale. Tale procedimento, all’interno del nostro ordinamento, è retto da importanti principi, primo tra tutti quello della buona fede e della correttezza nel rapporto tra le parti. Il principio della buona fede è riconducibile alla disciplina civilistica: l’articolo 1175, infatti, impone alle parti di un rapporto giuridico di comportarsi secondo le regole della correttezza nell’adempiere una o più obbligazioni. Per quanto concerne la sua struttura, il principio della buona fede si può scomporre nella sua dimensione soggettiva e in quella 3 Marchetto R., “Tendenze moderne nel rapporto tra Contribuente e Fisco”, all’interno di “Dialoghi di diritto tributario tra attualità e prospettive”, 2015.
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Il nuovo regime di adempimento collaborativo

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Sacerdoti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Amministrazione finanza e controllo
  Relatore: Antonio Viotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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