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Il selfie del macaco. Facebook tra panopticismo e condizionamenti sociali.

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7 cui l’utente si trova solitario nella torre centrale della prigione, mentre i sorveglianti sono intorno a lui. Secondo gli autori questa specifica architettura di potere è propria di fenomeni come la “Sorveglianza laterale”(Andrejevic, 2002) e la “sorveglianza liquida” (Bauman, Lyon, 2015, pp. X-XI). Il primo, opposto alla “invisibilità laterale” delle celle, riguarda l’assunzione simultanea del ruolo di sorvegliato e di sorvegliante e il “monitoraggio bidimensionale”, per cui gli utenti sorvegliano, soprattutto gli amici più stretti, in modo orizzontale (Andrejevic, 2002). Il secondo, che comporta la perdita dei punti di riferimento di potere e sorveglianza, offre (anche) attraverso social network come “Facebook”, secondo Bauman (Lyon, 2015), l’opportunità di immagazzinare dati personali e riutilizzarli a fini di marketing, con una raffinata segmentazione dei consumatori. Il sociologo polacco individua in questi mezzi per accumulare dati “panopticon personali”, dispositivi che ogni lavoratore deve portarsi sempre in tasca, “come le lumache si portano dietro la casa”; questi, facendo leva su facoltà “irrazionali”, come l’intraprendenza e lo spirito d’avventura, impongono disciplina, obbedienza e conformismo senza la dispersione delle risorse economiche e sociali necessarie al funzionamento del “Panopticon” (Bauman, Lyon, 2015, pp.45-46.47). Bauman ritiene le nuove facoltà introdotte causa di una nuova forma di “schiavitù volontaria”, termine di cui si argomenta nell’articolo “Panopticism is not enough….voluntary servitude” (Romele, Emmenegger, Gallino, Giorgione,2017). Gli autori del testo vedono nei social network il superamento del paradosso della “servitù volontaria”, in altre parole la coesistenza tra la libera volontà di tendere a essere felice insita nell’essere umano e la sottomissione alla sorveglianza attraverso la data filiazione (Romele, Emmenegger, Gallino, Giorgione, 2017). Gli utenti sono invogliati ad entrare in “Facebook” principalmente per tenere in vita amicizie che altrimenti sparirebbero e per ricostruire, anche se virtualmente, quel genere di comunità rurali in cui tutti si conoscevano (Dunbar, 1998); essi, sentendosi tutelati dagli sguardi indesiderati grazie alle impostazioni predefinite riguardo la privacy, decise dalla stessa piattaforma, non si rendono conto o forse negano di essere consapevoli che il sito raccoglie ogni informazione condivisa, anche non pubblicamente come i messaggi privati, sul social. L’individuo consapevole appare in ogni caso favorevole all’acquisizione di dati, se questi aiutano e ottimizzano il suo interfacciarsi con “Facebook”, se favoriscono
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Il selfie del macaco. Facebook tra panopticismo e condizionamenti sociali.

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Maestri
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione e società
  Relatore: Enzo Colombo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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Parole chiave

prigione
foucault
bauman
lyon
panopticon
social network
bentham
database marketing
facebook
selfie

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