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Cinema e propaganda nel Ventennio fascista

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4 di poche Major (Metro-Goldwyn-Mayer, 20th Century Fox, Paramount Pictures, Warner Bros e RKO Pictures) e alcune Minor (Columbia, Universal e United Artists) di tutti gli aspetti dell’industria: dalla produzione alla distribuzione e all’esercizio del prodotto-film. Il cinema negli anni Venti soppianta il teatro come forma di spettacolo nelle preferenze degli spettatori, dunque diventa uno straordinario strumento per raggiungere le masse. I regimi totalitari colgono questo aspetto usandolo come “l’arma più forte” per il consenso. In Italia, parallelamente alla crisi dello Stato liberale, ebbe luogo anche la crisi del cinema. Quando Mussolini prese il potere, si ritrovò con un’industria cinematografica dal passato stellare (precedentemente alla prima guerra mondiale il cinema italiano era tra i più originali d’Europa, basti vedere solo il kolossal del muto Cabiria 4 ), ma da un presente decadente: era ormai arretrata, senza mezzi e senza capitali. Il mercato italiano del film, inoltre, era del tutto dipendente dalle importazioni di pellicole statunitensi: essi superavano abbondantemente la metà dei film proiettati, e fino al 1938 (entrata in vigore della Legge Alfieri) gli incassi delle produzioni americane erano ben sette volte superiori a quelli delle produzioni italiane. Queste crollarono letteralmente di fronte alla terribile concorrenza degli efficienti Studios statunitensi. Alla fine del 1922 la produzione cinematografica italiana era in un pantano, comportando una fuga di attori e registi verso l’estero. Queste dunque le basi con le quali il regime dovrà fare i conti nell’istaurazione di una propria politica cinematografica: scarsità di mezzi finanziari, arretratezza delle attrezzature, disorganizzazione e spietata concorrenza di produzioni estere. Parlare di “politica culturale cinematografica fascista”, specie negli anni Venti, è perciò azzardato: il regime sembrava quasi non curarsi del problema, forse non volendo investire in un’industria totalmente allo sbando, trovando più 4 Peplum del 1914 per la regia di Giovanni Pastrone, sceneggiatura di Gabriele D’Annunzio.
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Cinema e propaganda nel Ventennio fascista

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Informazioni tesi

  Autore: Angelo Foggia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Archeologia e storia delle arti
  Relatore: Giovanni Montroni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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Parole chiave

fascismo
propaganda
telefoni bianchi
luigi freddi
cinema fascista
film coloniale
calligrafismo
monopolio enic
legge alfieri
direzione generale per la cinematografia

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