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I disturbi del comportamento alimentare: una visione d'insieme

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12 1.3 Sulle tracce della “Fame da Bue” Il concetto di bulimia ha radici storiche profonde. Bulimia deriva direttamente dal greco βουλιμία, termine usato da Galeno (2° sec. d.C.) e già prima da Ippocrate (5° sec a.C.) e da Aristotele (4° sec a.C.) con il significato di fame enorme, smisurata. Fin dai tempi dell’antica Grecia, che per prima ne registra la presenza, lo si è utilizzato per indicare una fame ai limiti dell’umano, una “fame da bue” (dal greco bous=bue+limos=fame). “Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo” scriveva Ippocrate di Kos nel V secolo a.C.. La bulimia, intesa come voracità smisurata, figura nelle letterature e nelle mitologie di tutte le epoche. Dalla medicina è stata considerata a lungo sintomo di varie malattie: per venticinque secoli, se si calcola il tempo trascorso dagli scritti di Ippocrate e di Aristotele nei quali la parola bouliméa già compare. Ripercorrendo in progressione temporale le definizioni fornite al fenomeno su tutto il territorio europeo (Enciclopedia Britannica, 1797; Dizionario di medicina e di fisica di Edinburgo, 1807; definizione del francese Blachez, 1896) si va incontro a specificazioni sempre più puntuali dei caratteri sintomatici. Che siano riferiti come sintomi isolati oppure come complesso gruppo di sintomi, per lunghi anni nessuno mai vi attribuisce un’autonomia nosografica. Si continua a considerarli come segni di qualcos’altro: di epilessia, di handicap mentale, di malattie dismetaboliche o di tumori cerebrali. Nel 1979 il Professor Gerald Russel sostenne che la bulimia fosse una variabile clinica dell’anoressia mentale, successivamente fu correlata all’obesità, finchè fu descritta come sindrome autonoma (DSM/terza edizione, 1980). Russell esaminava trenta casi clinici (due soli i maschi) che soffrivano di crisi bulimiche ed erano, insieme, dominati da una paura morbosa di ingrassare. Sei casi non avevano precedenti di anoressia nervosa; ventiquattro ne avevano invece sofferto in forma grave e durevole (diciassette) o lieve e transitoria (sette). Al momento della consultazione, il peso era vicino alla norma in quattordici casi; gravemente diminuito (di oltre il 15% rispetto alla norma) in altri quattordici casi; aumentato (di oltre il 20%) nei restanti due. Russell, confrontando la bulimia nervosa con la vera anoressia nervosa, osservava che nella bulimia nervosa: il peso corporeo è più elevato; è conservata la presenza di cicli mestruali fertili; è comune una vita sessuale attiva; è alta l'incidenza di crisi depressive con un importante rischio di suicidio. Concludeva che la bulimia nervosa è una variante
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I disturbi del comportamento alimentare: una visione d'insieme

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina Barra
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE
Anno: 2013
Docente/Relatore: Marsicano Fausta
Istituito da: ISTITUTO SKINNER - NAPOLI
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 232

FAQ

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