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Cibo, identità e territorio: narrazioni contemporanee sul patrimonio alimentare lucano

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5 Non è questa la sede per un’invettiva contro le disposizioni regionali e nazionali in materia di greggio, mi limito a ripercorrere la storia delle estrazioni e gli stravolgimenti da queste prodotti. Il petrolio è pervasivo, ha modificato tutto: l’aria, l’acqua, il cibo, gli individui e la terra. Per lo stretto rapporto che lega il territorio ai suoi abitanti l’uno non può subire modifiche senza compromettere l’identità dell’altro. È in questo binomio territorio/identità che si situa il terzo elemento riportato nel titolo: il cibo. Sostengo chi lo ritiene un fatto sociale estremamente ricco, una forma particolarmente plastica di rappresentazione collettiva, ed è per questo che me ne servo per cercare di comprendere se e come l’identità lucana si manifesta nelle scelte quotidiane, a partire dalle pratiche alimentari. Prima di inoltrarmi nella ricerca ho dedicato un capitolo, il secondo, a una disamina degli studi più interessanti in materia di antropologia e sociologia alimentare. Levi-Strauss, Mary Douglas, Marvin Harris e Jack Goody danno l’imprinting iniziale per una dignità scientifica al tema del cibo. Per uno sguardo sul contemporaneo faccio riferimento soprattutto agli studi di Claude Fischler che analizza gli ambiti in cui l’alimentazione ha subito il cambiamento imposto dal progresso industriale e dalla globalizzazione. I suoi studi si concentrano sull’individuo che sceglie di cosa nutrirsi in virtù di vari principi, il più controverso dei quali è quello dell’incorporazione. In base a questo con l’atto del mangiare introduciamo nel nostro corpo un elemento estraneo che oltrepassa il confine tra dentro e fuori, tra io e non io e, in questa rottura, l'alimento ci trasforma e ci contamina tanto in positivo quanto in negativo. La dicotomia positivo/negativo getta una luce su categorie più familiari quando si parla di cibo: buono/cattivo, gustoso/disgustoso, tipico/industriale, genuino/contraffatto. Il territorio lucano nella sua totalità, dal metapontino - che ha meritato l’appellativo di Basilicata felice per la ricchezza delle sue produzioni agricole – al versante tirrenico, oggi è vittima della drammatica svalutazione economica e simbolica delle colture rappresentative della regione perché ritenute contaminate. La svalutazione è accompagnata dal sentimento che il prodotto locale non è più necessariamente il prodotto più genuino, anzi, la terra che produce cibi identitari di cui andare orgogliosi e su cui si investe un plusvalore simbolico connesso al suo consumo oggi è una terra da cui si generano prodotti dannosi per la salute.
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Cibo, identità e territorio: narrazioni contemporanee sul patrimonio alimentare lucano

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanna D'Andrea
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Dipartimento di scienze sociali, politiche e cognitive
  Corso: Antropologia e linguaggi dell'immagine
  Relatore: Fabio Mugnaini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

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