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La teoria del ragionamento giuridico di Neil MacCormick, un approccio post-positivista all'argomentazione

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1 CAPITOLO 1 1.1 - Premessa: ragionamento giuridico e sillogismo giudiziale Con la parola “ragionamento”, usata comunemente anche come sinonimo di pensiero, si possono intendere una serie di attività dell’intelletto umano finalizzate a prendere delle decisioni, dalle più semplici alle più complesse. Infatti, il vocabolo non ha un significato univoco perché può riferirsi sia ad un processo mentale (che è il processo del ragionare) che al risultato di tale processo. Il risultato dell’atto di ragionare può essere tanto la conclusione alla quale si perviene ragionando - una sorta di sineddoche - quanto il discorso che viene reso pubblico attraverso il ragionamento e di cui la conclusione costituisce solo una parte. In questa sede intenderemo il ragionamento come “un insieme di enunciati, uno dei quali ha la funzione di tesi o conclusione ed i rimanenti svolgono la funzione di premesse in favore di esso” (Guastini 2001, 1ss.). Esistono diverse species individuabili, mediante criteri di classificazione differenti, all’interno del genus “ragionamento”. 1. Una prima distinzione all’interno del gruppo dei ragionamenti si basa sul tipo di enunciati dei quali essi sono composti. Un ragionamento può essere “aletico o teorico” (Guastini 2001, 1ss.) qualora sia composto da premesse e conclusioni descrittive che, come tali, sono predicabili di vero o falso. Può invece essere “normativo o pratico” (Guastini 2001, 1ss.) nel caso in cui la sua conclusione sia una norma ovvero un enunciato prescrittivo la cui verità o falsità non è sindacabile; si tratta in questo caso di discernere il “giusto” dall’ “ingiusto”. Il tipo di ragionamento di cui ci occuperemo nel prosieguo della nostra trattazione appartiene a questa seconda categoria e noi lo chiameremo “ragionamento giuridico” perché ha come conclusione una norma giuridica - cioè non morale, etica, religiosa o di educazione. 2. Una seconda distinzione riguardante i ragionamenti attiene “alla loro struttura logica” (Guastini 2001, 1ss.) ovvero al tipo di nesso logico che collega le premesse alla conclusione ed alle implicazioni di tale nesso sulla forza del ragionamento. I ragionamenti possono essere deduttivi se la loro conclusione è logicamente implicata nelle premesse. Ciò equivale a dire che se si accettano le premesse di questo tipo di ragionamenti non si può rifiutarne la conclusione pena il contraddirsi. Possiamo dire che le premesse, in questi casi, hanno pari posizione rispetto alla conclusione. I ragionamenti possono anche essere non deduttivi nel caso in cui si possa, senza contraddirsi, accettarne le premesse ma rifiutarne la conclusione. All’interno di questa macro distinzione tra ragionamenti deduttivi e ragionamenti non deduttivi ne possiamo individuare un’altra interna ai ragionamenti
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Informazioni tesi

  Autore: Gloria Trevisan
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maurizio  Manzin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

FAQ

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Parole chiave

retorica
ragionamento giuridico
post-positivismo
maccormick
argomentazioe giuridica

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