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La teoria del ragionamento giuridico di Neil MacCormick, un approccio post-positivista all'argomentazione

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XV successivi tale contrasto progressivamente si attenua. Ci concentreremo, in particolare, sul primo periodo della produzione scientifica di MacCormick. Per la nostra indagine, infatti, risulta fondamentale l’opera Legal Reasoning and Legal Theory (1978) che appartiene proprio al periodo in discorso. In questo testo egli espone la sua teoria del diritto, argomento principale del nostro studio; vedremo come essa sia da considerarsi importante per varie ragioni. In secondo luogo vedremo cosa intenda MacCormick con il termine “diritto” e cosa, per contro, sia da escludere dall’ambito giuridico. Illustreremo le caratterisitche peculiari che contraddistinguono ciò che fa parte del diritto da ciò che non vi appartiene (quid iuris). Discuteremo, inoltre, della classificazione delle fonti del diritto elaborata da MacCormick, e noteremo come essa si discosti parzialmente da quella di matrice hartiana. MacCormick fornisce una definizione di ragionamento giuridico che funge da base alla sua concezione argomentativa della giustificazione giudiziale. Possiamo sostenere, a questo proposito, che il diritto si connette per lui all’ambito argomentativo. Sviluppate queste prime considerazioni preliminari, descriveremo la varietà di casi giudiziari che possono presentarsi al giudice. Prenderemo le mosse dalla celebre distinzione accolta da MacCormick tra casi difficili (hard cases) e casi facili (easy cases). Questi ultimi, secondo l’autore, non pongono particolari problemi di matrice ermeneutica e pertanto sono più facilmente inquadrabili in una forma di ragionamento lineare: la giustificazione deduttiva. Per illustrare le modalità giustificative di questi casi ci richiameremo agli esempi proposti da MacCormick. Faremo in particolare riferimento al caso Daniels and Daniels v. R. White & Sons and Tarbard del 1938. Questo caso sarà analizzato per comprenderne il procedimento di risoluzione, tenendo presente che esso funge da modello per tutti i casi analoghi. In terzo luogo ci occuperemo dei casi difficili, la cui risoluzione poggia su un ragionamento giuridico caratterizzato da regole specifiche. MacCormick ritiene che esso non possa prescindere dal rispetto del principio di universalizzabilità e della logica formale, con particolare riferimento al principio di non contraddizione. Un caso difficile necessita di una tipologia giustificatoria diversa dalla giustificazione deduttiva, che MacCormick definisce giustificazione di secondo livello. Dopo aver chiarito che l’ambito di applicazione della giustificazione di secondo livello è quello dei casi difficili, vedremo specificatamente in quali casi si possa ricorrere ad una giustificazione siffatta. Ci sono quattro tipologie di problemi che rendono un caso “difficile”, ovvero: problemi d’interpretazione di una norma giuridica, problemi di rilevanza, problemi inerenti alla prova, problemi che riguardano la classificazione dei fatti secondari. Tratteremo poi della struttura della giustificazione di secondo livello servendoci, come di consueto, di un esempio particolare, il caso Donoughe v. Stevenson del 1932. In questo come in altri casi il giudice deve scegliere tra
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La teoria del ragionamento giuridico di Neil MacCormick, un approccio post-positivista all'argomentazione

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Informazioni tesi

  Autore: Gloria Trevisan
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maurizio  Manzin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

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Parole chiave

retorica
ragionamento giuridico
post-positivismo
maccormick
argomentazioe giuridica

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