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Hoda Sharawi e il movimento internazionale delle donne (1919-1947)

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11 Nessun movimento simile tra gli uomini è ancora venuto al mondo. È qualcosa di nuovo: [...] questo sorgere, unirsi e marciare insieme di un sesso. 2 Queste parole furono pronunciate, all’interno del congresso romano, da Carrie Chapman Catt, storica ed energica presidente dell’Iwsa. Si trattava di una vera e propria festa: il motivo dei festeggiamenti erano i brillanti risultati raggiunti nell’ottenimento del suffragio alle donne. Infatti, a seguito del Primo conflitto mondiale, una moltitudine di Paesi, in misura prevalente nel cosiddetto Occidente 3 , avevano concesso il voto alle rispettive cittadine. Ma, come segnalavano le sue parole, in quei primi anni Venti del secolo scorso, si registravano le adesioni agli organismi internazionali fondati sul concetto significativo di “sorellanza” di attiviste provenienti da ogni angolo del globo, anche dal cosiddetto Oriente e, per la prima volta in veste di affiliate, vi erano presenti delegate provenienti dal più importante tra i paesi arabi: l’Egitto. Questo congresso fu davvero un incontro di caratura internazionale: vi parteciparono donne provenienti da 43 paesi diversi; vi erano delegate giunte dalla Cina, dall’India, dal Giappone e dal Brasile, dalla Palestina (separatamente le arabe e le ebree) oltre all’Egitto 4 . La delegazione egiziana era composta da tre delegate, capitanate dall’aristocratica Hoda Sharawi; la accompagnavano il suo braccio destro Céiza Nabarawi e la pioniera dell’insegnamento femminile, Nabawiya Musa 5 , esse erano tra le undici fondatrici della neonata al-Ittihad al-Nisa’i al-Misri (Unione Femminista Egiziana - Ufe), appena affiliatasi all’Iwsa. Roma, dove si svolgeva il congresso dell’Alleanza, era la capitale di un Paese che aveva da poco subito un vero e proprio colpo di Stato. Siamo infatti a soli sei mesi (28 ottobre 1922) dalla Marcia su Roma e il sistema liberale, che aveva accompagnato la giovane nazione dall’Unità sino a quel momento, si era arrestato di colpo. Nella vivida ricostruzione di Chabod il momento è solenne nella sua drammaticità: Ben pochi fra gli uomini di governo si rendono conto di essere alla vigilia di un’avventura estremamente pericolosa, nella quale l’Italia sarà trascinata per vent’anni, fino alla catastrofe. L’esempio di Giolitti è tipico. Nessuno può dubitare che Giolitti fosse un uomo sostanzialmente, profondamente liberale. Quando si avvide che il fascismo seguiva vie ben diverse da quelle previste, Giolitti assunse un atteggiamento di estrema dignità. Non abbandonò mai la Camera dei deputati e in talune occasioni fronteggiò da solo, o quasi, Mussolini. [...] Il senso di tutto questo è che siamo di fronte a una crisi profonda, una crisi che i vecchi uomini di governo non sono capaci di comprendere, di cogliere nei suoi tratti essenziali, e perciò di dominare 6 . 2 Discorso del Presidente, Carrie Chapman Catt, Iwsa, 1923 Congress Report (cit. in, M. Sandell, The Rise of Women’s Transnational Activism, London, I.B. Taurus & Co Ltd, 2015, p. 46) 3 Negli anni compresi tra la fine del Primo conflitto mondiale e il congresso, il suffragio femminile era stato concesso in una ventina di paesi, fra i quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Austria, Unione Sovietica e Canada (D. Rossini, Dal sociale al politico: donne e suffragio a Roma tra il 1914 e il 1923, in P. Carusi (a cura di) La Capitale della Nazione, Roma, Viella, 2011, p. 306) 4 M. Sandell, The Rise of Women’s Transnational Activism, p. 50 5 M. Badran, Feminists, Islam and Nation, Princeton, Princeton University Press, 1995, p. 91 6 F. Chabod, L'Italia contemporanea (1918-1948), Roma, Giulio Einaudi Editore, 2002, pp. 67-68
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Hoda Sharawi e il movimento internazionale delle donne (1919-1947)

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Proia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Storia e Società
  Relatore: Daniela Rossini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 284

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