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Viaggio all'interno della maschera comica: il linguaggio di Fantozzi

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7 sforzo, scivola, sfugge, si ripresenta, impertinente sfida lanciata alla speculazione filosofica.» 4 Insomma secondo il filosofo francese Henri-Louis Bergson, di cui parleremo nel dettaglio in seguito, la difficoltà principale che si instaura di fronte al comico consta nell'indeterminatezza e nebulosità della materia, impossibile da cogliere pienamente. Nel mondo antico il comico nasce con la diffusione della commedia, genere teatrale che presenta come scopo principale quello di provocare la risata del pubblico mettendo in evidenza il brutto: «La commedia è, come dicevamo, imitazione di persone moralmente inferiori, tuttavia non secondo ogni vizio, ma [suo oggetto] è la parte ridicola del brutto. Il ridicolo è infatti una sorta di errore e una bruttezza senza sofferenza né tale da far danno, come, per un esempio di immediata evidenza, la maschera comica è qualcosa di brutto e di stravolto senza sofferenza.» 5 Aristotele presenta la commedia come una forma d'arte in grado si segnalare, attraverso l'imitazione teatrale, l'inferiorità morale di ciò che viene messo in scena per mezzo del ridicolo. Il riso diventa ridicolo nel momento in cui subentra l'elemento del brutto: la risata non è fine a se stessa ma diviene derisione e scherno. Il filosofo, nel corso della Poetica, proclama l'assoluta necessità del riso confidando sulla sua funzione catartica capace di rimuovere gli ostacoli della vita e far ritrovare un proprio equilibrio interiore. Aristotele non è l'unico esponente del mondo antico ad occuparsi del meccanismo del riso. Il filosofo greco Platone, nel terzo libro del dialogo La Repubblica, scrive: «nemmeno bisogna essere troppo amici del riso, giacché in generale quando uno si abbandona a un gran ridere, questo suol richiedere un forte mutamento del proprio equilibrio.» 6 Platone si mostra evidentemente preoccupato delle conseguenze del ridere, come se di per sé fosse diseducativo e mettesse in ridicolo l'uomo devoto che è tale in quanto sa controllarsi. In questo passo il riso viene visto come una minaccia alla quale non bisogna cedere e dalla quale bisogna allontanarsi. L'ostilità mostrata dal filosofo, nelle pagine della Repubblica, non viene confermata, anzi viene smentita nell'ultima opera Le Leggi, dove disquisendo circa l'importanza di «ciò che è serio» emerge come imprescindibile il suo contrario, «ciò che è ridicolo»: «Ora è necessario approfondire la conoscenza delle espressioni imitative dei corpi deformi, dei pensieri bassi, di ciò che è orientato alla canzonatura che suscita il riso, nella dizione, nel canto, nella danza, nelle imitazioni comiche operate in tutti questi campi. Non è possibile apprendere 4 H. BERGSON, Il Riso, SE Editore, Milano, 1990, p. 17. 5 ARISTOTELE, Poetica, Einaudi, Torino, 2008, p. 31, 1149a. 6 PLATONE, La Repubblica, Bur, Milano, 1981, p. 82, 388e.
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Viaggio all'interno della maschera comica: il linguaggio di Fantozzi

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Strada
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Pietro Benzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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