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Il multilinguismo europeo: la risposta delle scuole e le politiche linguistiche

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10 cominciato a riguardare anche i paesi del sud Europa (tra cui l’Italia) e, recentemente, quelli dell’est entrati da poco nell’UE, verso i quali si spostano sempre più cittadini provenienti da paesi limitrofi dell’ex Unione Sovietica e dell’Asia centrale (Bettin & Cela, 2014). Il XIX secolo per l’Europa fu tempo di grandi emigrazioni verso le Americhe e l’Australia. In particolare, tra il 1846 e il 1876, prese avvio l’epoca delle migrazioni di massa, che vide aumentare vertiginosamente l’emigrazione (in primo luogo verso gli Stati Uniti) proveniente dai paesi del sud Europa (Spagna, Italia, Portogallo), fino a pochi decenni prima quasi inesistente (Bettin & Cela, 2014). I principali fattori che determinarono questo fenomeno furono: la riduzione dei costi di trasporto (anche in termini di tempo) e allo stesso tempo la costruzione di linee ferroviarie capillari sul continente, che rendevano più veloci e sicuri gli spostamenti per raggiungere i porti di partenza; l’introduzione di sussidi per favorire il trasferimento di cittadini oltreoceano (è il caso, ad esempio, dell’insediamento dei cittadini britannici in Australia); la grande carestia che tra il 1845 e il 1849 colpì l’Irlanda, causando la migrazione verso gli Stati Uniti di almeno un milione e mezzo di persone; il generale aumento dei salari medi in seguito al processo di industrializzazione, che dava alle persone la possibilità di permettersi un viaggio transoceanico (Bettin & Cela, 2014). Quest’epoca di migrazioni di massa terminò con la prima guerra mondiale e il periodo di depressione che ne seguì, sia in Europa che negli Stati Uniti, con un drastico calo dell’emigrazione proveniente dall’Europa meridionale e orientale (si mantennero invece pressoché costanti i flussi migratori provenienti dai paesi settentrionali) (Bettin & Cela, 2014). Nel secondo dopoguerra, quando il nostro continente divenne, oltre che luogo di partenza, anche importante meta dei flussi migratori, se una buona parte di popolazione europea continuò a emigrare verso le Americhe e l’Australia, dagli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Settanta gli Stati dell’Europa Nord-Occidentale (in particolare Francia, Germania, Regno Unito, Belgio e Olanda), in piena espansione economica, attraverso programmi di reclutamento attivo dei cosiddetti guest workers, accolsero manodopera immigrata da tutto il bacino del Mediterraneo (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Algeria, Turchia, Tunisia e Marocco) (Bettin & Cela, 2014; Campani, 1999). Con la crisi petrolifera del ’73 però, non avendo più bisogno di ulteriore forza lavoro, questi paesi attuarono diverse politiche migratorie restrittive, cercando di ridurre al minimo l’immigrazione e di favorire il rientro nei rispettivi paesi d’origine dei lavoratori stranieri. Anche se in Francia e in Inghilterra, così come in Belgio, Olanda e Germania, continuavano ad arrivare consistenti ondate migratorie provenienti dalle ex colonie ormai indipendenti,
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Il multilinguismo europeo: la risposta delle scuole e le politiche linguistiche

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Perini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Italianistica, culture letterarie europee e scienze linguistiche
  Relatore: Claudia Borghetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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Parole chiave

europa
integrazione
multilinguismo
educazione linguistica
classi multilingui
multilingual education
politiche linguistiche europee

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