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L'Orientalismo nella costruzione dell'identità e dell'alterità nell'arte coloniale italiana

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2 realtà francesi, inglesi e americane ha fatto sì che proprio in questi paesi il testo fosse maggiormente recepito e diventasse lo stimolo per il sorgere, a partire dagli anni ’60, di un dibattito post-coloniale. Alcuni critici ne hanno fatto il punto di partenza per una progressiva decentralizzazione dell’Europa e per una messa in discussione del suo secolare predominio sulle rappresentazioni dell’alterità. Il Subalternal Studies Group l’ha eletto a modello per il recupero delle storie delle minoranze: sviscerando le relazioni di potere nate con la dominazione coloniale e ancora persistenti nella contemporaneità, studiosi come Ranajit Guha e Dipesh Chakrabarty hanno promosso una rivincita delle periferie del mondo, auspicando la costruzione di una storia universale, non più regolata sui canoni stabiliti dal centro (l’Europa) ma disposta ad accogliere le storie locali 6 . Una parte della critica ha svelato la natura mortificante e distruttiva del colonialismo, e da qui si è mossa per dare avvio ad una decolonizzazione del sapere e della cultura, sulla scia di quanto affermato da Jean-Paul Sartre nella prefazione a I dannati della terra di Frantz Fanon: «anche noi, gente d’Europa, ci si decolonizza […] si estirpa, con un’operazione sanguinosa, il colono che è in noi 7 ». Nel secondo capitolo ho voluto approfondire le modalità in cui l’Occidente (e, in minor misura, l’Oriente) hanno recepito il testo di Said, soffermandomi in particolare sugli esiti degli studi post-coloniali e di quelli legati al concetto di subalternità. Attraverso questa indagine è emerso in Italia uno scarto temporale tra gli inizi della decolonizzazione e l’avvio di un’era post-coloniale. A partire dal dopoguerra, la nostra nazione è stata colpita da una progressiva tendenza alla rimozione del fenomeno, che solo alla fine del secolo scorso è tornato protagonista di un tentativo di decolonizzazione del pensiero, in un dibattito teso ad analizzare gli errori passati e a scardinare alcuni dei miti più persistenti del nostro colonialismo (tra questi, una posizione di rilievo è stata occupata dall’idea di un colonialismo auto-assolutorio, esportatore di modernità, benessere e progresso nei territori primitivi e bisognosi d’aiuto dell’Africa). Nel terzo capitolo ho voluto affrontare le modalità in cui la coscienza degli italiani è stata colonizzata, i paradigmi cioè attraverso i quali il potere ha orientato le percezioni (anche contemporanee) dell’avventura coloniale e dell’alterità. Intellettuali ed artisti hanno avuto un ruolo determinante nella formazione di un immaginario coloniale: le 6 MARTÍN, op. cit., p. 118 e p. 130. 7 F. FANON, I dannati della terra. Trad. it. Torino: Einaudi, 1962, p. 19. [La frase citata è tratta dalla prefazione di Jean-Paul Sartre].
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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Saiu
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Arti, Turismo e Mercati
  Corso: Arti, Patrimoni e Mercati
  Relatore: Boccali Renato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

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Parole chiave

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orientalismo
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arte coloniale
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identità alterità

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