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La politica fascista tra rivoluzione e ricerca del consenso: uno sguardo d'insieme e il caso del territorio livornese

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29 l’ardimento del <<Soviet>> anche in quell’arte. V’è, prodotto di recente in Russia, qualche film memorabile.” 41 . Anche Alessandro Sardi, presidente dell’Istituto LUCE, aveva mostrato un grande interesse per la cinematografia sovietica, soprattutto dopo un lungo viaggio in URSS, dove era già stata realizzata la statalizzazione dell’industria cinematografica. Per non parlare della Germania, dove Hitler, appena tre giorni dopo la sua nomina a cancelliere, aveva presenziato insieme a Goebbels, il futuro ministro della cultura popolare e della propaganda, alla prima del film “Moyenrat” di Ucicky, film fortemente voluto dal partito nazionalsocialista. La nomina di Galeazzo Ciano a direttore dell’Ufficio Stampa del Capo del Governo fu l’inizio del nuovo corso nella politica cinematografica del regime. I mutamenti però non furono immediati; il vero cambiamento di rotta avvenne nel 1933, con la promulgazione di una nuova legge sulla cinematografia 42 , che regolamentava l’intero settore attraverso strumenti precisi, come ad esempio il protezionismo del film nazionale (le sale cinematografiche avevano l’obbligo di programmare, nelle città con un numero di abitanti superiore a 50.000, un film italiano ogni tre stranieri) e interventi di sostegno finanziario alle produzioni considerate di pregio; a tal scopo veniva posta in essere una speciale Commissione valutatrice a cui spettava il compito di sottoporre ad esame le pellicole. I tempi erano adesso maturi per una fattiva incidenza del regime sull’argomento. Galeazzo Ciano, direttore dell’Ufficio Stampa del Capo del Governo, fu molto attento alla delicata questione, spronando moltissimo il regime a seguire soprattutto l’esempio tedesco. E difatti, subito dopo la trasformazione dell’Ufficio stampa in Sottosegretariato, si assistette alla creazione di quello che sarebbe stato l’organismo decisivo per il settore: in seno al Sottosegretariato stesso nacque la Direzione Generale per la cinematografia 43 , affidata all’uomo chiave in materia per buona parte del decennio, Luigi Freddi. Freddi fu talmente tanto decisivo che alcuni autori 44 hanno definito il periodo come “l’era Freddi”. Lo scorcio degli anni Venti e tutto il decennio a seguire videro l’affermarsi di un genere cinematografico d’evasione noto come “telefoni bianchi”, a tematica effimera e frivola, completamente avulso dalla vita reale italiana (ricordiamo ad esempio “La segretaria privata” di Goffredo Alessandrini del 1931 e “Rubacuori” di Guido Brignone, dello stesso anno). Si 41 Cit. in A. Venturini, La politica cinematografica del regime fascista, Carocci, Roma, 2015, pag. 20. 42 R.D.L. 5 Ottobre 1933, n° 1414, cit. ibidem, pag. 27. 43 R.D.L. 18 Settembre 1934, n° 1565 , cit. ibidem pag.35. 44 Cfr. ibidem, pagg.33-46.
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Informazioni tesi

  Autore: Anna Maria Andreini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Tarchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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