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La discriminazione linguistica nelle relazioni intergruppi

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11 questo modo mantengono in vita lo stereotipo. Come notato sopra, descrizioni astratte, forniscono maggiori dettagli circa le qualità del soggetto e meno informazioni riguardo le qualità della situazione contingente in cui si trova (Maass et al, 1989, Esp. 3; Semin e Fiedler, 1988; 1992). Così, è più probabile che, il bias linguistico intergruppi, si verifichi quando si parla di un comportamento coerente all’aspettativa; sia quando i membri ingroup mettono in atto comportamenti auspicabili e desiderabili, sia quando i membri outgroup eseguono azioni coerenti allo stereotipo. L'utilizzo di questo tipo di linguaggio da parte di un comunicatore determina specifiche inferenze cognitive nei destinatari, che a loro volta possono agire in qualità di trasmettitori influenzando il linguaggio impiegato. A questo punto è evidente che l’utilizzo di una certa terminologia è importante nel veicolare una determinata immagine dell’ingroup o dell’outgroup, ed inoltre, come suggerito dal modello delle categorie linguistiche, è necessario anche porre attenzione al grado di astrazione con cui le informazioni vengono trasmesse. Sostanzialmente il concetto di LIB si basa su alcune evidenze emerse da varie ricerche, in particolare quelle secondo la quale, nel riportare eventi, l’astrazione linguistica varia in base al gruppo che è protagonista dell’evento stesso (D. H. J Wigboldus, K.M. Douglas). Questo uso del linguaggio suggerisce che i comportamenti positivi dei membri dell’ingroup e quelli negativi dei membri dell’outgroup siano associati alle caratteristiche stabili dei protagonisti, abbiano più probabilità di ripetersi in futuro e in altre situazioni, e siano, quindi, più tipici del gruppo. La scelta linguistica utilizzata è dettata dall’esigenza di connotare il comportamento come sistematico. Al contrario, i comportamenti negativi dei membri dell’ingroup e quelli positivi dei membri dell’outgroup sono rappresentati come eccezioni alla regola, poiché sono contestualizzabili alla specifica situazione e hanno meno probabilità di ripetersi. Così facendo il messaggio veicolato è che si tratta di fenomeni passeggeri e non generalizzabili, legati in un qualche modo alla situazione stessa. In altri termini, è stato dimostrato che l’astrazione linguistica viene utilizzata per discriminare positivamente il proprio gruppo e negativamente gli altri gruppi, contribuendo così alla trasmissione e al mantenimento degli stereotipi. La categoria di appartenenza di colui che mette in atto l’azione è sicuramente fattore importante nel determinare le scelte linguistiche, ma spesso entrano in gioco anche processi di desiderabilità sociale, Arcuri (1998) infatti sostiene che: “le descrizioni non dicono il falso o celano parti di verità: sono invece le implicazioni psicologiche che da esse derivano ad essere profondamente diverse.” La prima prova sperimentale di discriminazione linguistica intergruppo, dove sono rilevabili anche i fattori psicologico-sociali di cui sopra, è stata ottenuta nel contesto di una sfida ippica
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La discriminazione linguistica nelle relazioni intergruppi

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Rossi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze del comportamento e delle relazioni sociali
  Relatore: Silvia Moscatelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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Parole chiave

discriminazione
ingroup
outgroup
pregiudizi linguistici
intergruppi
relazioni di gruppo
discriminazione linguistica
gruppi minimi
entatività
bias linguistico

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