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Le intercettazioni (passato, presente e futuro tecnologico)

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3 Quanto all’art. 238 comma 3 c.p.p. 1913, occorre rilevare, nonostante lo scarso compimento di tale atto istruttorio, che il dettato normativo non conteneva alcun divieto esplicito in ordine ad una delega da parte dell’autorità giudiziaria, di fatto consentendo alla stessa di delegare le operazioni alla polizia giudiziaria, ovvero di procedere personalmente facendosi assistere dagli ufficiali o agenti ( 5 ). Occorre rilevare, tuttavia, che il momento storico nel quale l’istituto fu introdotto era caratterizzato dall’esistenza di congegni di captazione rudimentali e apparecchi telefonici ad uso esclusivo dell’aristocrazia e della borghesia: ciò ha indotto la dottrina a mostrare poco interesse verso tale mezzo di ricerca della prova ed a dubitare della sua effettiva utilità investigativa. L’istituto delle intercettazioni, dunque, ha avuto scarsa rilevanza nei primi anni della sua esistenza. 2. Il codice del 1930. Il codice del 1930 riproponeva l’istituto delle intercettazioni in veste pressoché immutata rispetto al codice del 1913, attribuendo alla polizia giudiziaria ed al giudice istruttore (artt. 226 comma 3 ( 6 ), e 339 ( 7 ) c.p.p. 1930) gli stessi poteri in ordine alle rispettive funzioni. Inoltre, veniva affidata al giudice istruttore la possibilità di procedere egli stesso materialmente alle operazioni di intercettazione, anche con l’ausilio di un ufficiale di polizia giudiziaria e previa emissione del decreto: la novità del codice del 1930 rispetto al codice del 1913 consisteva, dunque, nella previsione normativa esplicita della facoltà per il pubblico ministero di delegare l’intercettazione ad un ufficiale di polizia. Durante il periodo fascista, le prefetture costituivano i luoghi adibiti per l’intercettazione telefonica: in esse, un centralino captava le comunicazioni di diversi ( 5 ) U. ALOISI ˗ L. MORTARA, Spiegazione pratica del codice di procedura penale, Torino, 1914, I, p. 290-473. ( 6 ) L’art. 226 comma 3 c.p.p. 1930 recitava: « Gli ufficiali di polizia giudiziaria, per i fini del loro servizio, possono … accedere agli uffici o impianti telefonici di pubblico servizio per trasmettere, intercettare o impedire comunicazioni, prendere cognizione o assumere altre informazioni ». ( 7 ) L’art. 339 c.p.p. 1930 disponeva: « Il giudice può accedere agli uffici o impianti telefonici di pubblico servizio per trasmettere, intercettare o impedire comunicazioni o assumere cognizione. Può anche delegare un ufficiale di polizia giudiziaria».
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Le intercettazioni (passato, presente e futuro tecnologico)

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Informazioni tesi

  Autore: Giandomenico Croce
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giulio Ubertis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

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Parole chiave

gps
intercettazioni
comunicazioni
investigazione
conversazioni
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informatiche
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