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Un esperimento di Governance territoriale sostenibile: il laboratorio sulla responsabilità sociale d'impresa di Piacenza

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un atteggiamento di autoconservazione e di preminenza istituzionale si pone come antagonista rispetto agli altri. Il risultato non sarà dunque un processo partecipativo come auspicato, ma un ascolto privo di un reale coinvolgimento per i bisogni dei cittadini e di volontà di cambiare la realtà. Questo tipo di atteggiamento da parte dello Stato viene chiamato paradigma manipolativo, in quanto occulta la realtà e situazioni di non partecipazione 51 . Se invece il soggetto istituzionale percepisce se stesso come uno tra i tanti interlocutori nell'azione partecipata non imporrà decisioni dall'alto, ma difenderà i suoi interessi attraverso il dialogo e il confronto. Questo tipo di percorso viene chiamato paradigma conciliativo in quanto tenta di conciliare gli interessi dei diversi attori attivando un reale percorso di partecipazione. Se il percorso sarà intrapreso correttamente, in particolare con trasparenza e rispetto di tutte le parti in gioco, la progettazione partecipata e la governance auspicata saranno realizzabili. Il principio di sussidiarietà per coinvolgere realmente la cittadinanza sarà più realizzabile dunque se applicato secondo una logica orizzontale in grado di coinvolgere tutte le organizzazioni a rete precedentemente analizzate e soprattutto a livello paritario. Il governo in tale ottica diviene dunque solo uno dei soggetti parte della rete. Ovviamente ci sono casi che rimangono di sola competenza statale, ma se è realizzabile è opportuno coinvolgere la cittadinanza il più possibile. In Italia è stata ridefinita la distribuzione di potere tra Stato ed Enti regionali grazie a una modifica del titolo V della Costituzione. Le Regioni ora non devono più solo limitarsi ad eseguire compiti delegati dallo Stato ma hanno una loro autonomia (eccetto quanto stabilito essere di esclusiva competenza statale). Va però regolato il rapporto tra Regioni e Enti Locali. Anche gli questi ultimi devono poter prendere certe decisioni e avere competenze proprie, altrimenti si replicherebbe su scala regionale quanto avveniva a livello nazionale. Verrebbe dunque meno la logica a rete e si tornerebbe ad un meccanismo Principale (la regione in questo caso) e agente (gli enti locali). Rimane ovviamente il problema di quali siano i rispettivi ruoli e funzioni di ciascun soggetto. È fondamentale che i diversi attori abbiano un'idea chiara, anche se modificabile nel corso del processo partecipativo, di quale debba essere il loro ruolo perché è da quel ruolo che potrà misurarsi la credibilità e la coerenza dell'intero processo. Questa assegnazione dei ruoli può essere realizzata anche senza l'organizzazione gerarchica rigida propria del modello Principale Agente: nel caso di una governance partecipata i ruoli ricoperti dagli attori e i percorsi di partecipazione intrapresi saranno definiti nel corso del processo partecipativo. Il punto focale del resto è sempre quello di mantenere una logica di coordinamento negoziale piuttosto che autoritaria e prefissata. Ci saranno sempre funzioni esclusivamente statali, regionali o locali e altre invece di competenza di più soggetti con diversi livelli di autonomia come gruppi sociali, associazioni fino ai singoli 51 Turco A. 2013, p. 98. 28
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Informazioni tesi

  Autore: Gaia Vitali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Elena Macchioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

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sostenibilità
rete
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