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Mass media e panico morale: percezione e rappresentazione dell'insicurezza in una società del rischio

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28 iniziato a spingere l’analisi ad un livello sempre più profondo rispetto a prima 13 . Nonostante i commenti dei media e il sapiente sfruttamento da parte dei politici, il termine "panico morale" è quasi sempre utilizzato da una categoria di osservatori esterni, non una descrizione di sé dei partecipanti, almeno non mentre partecipano. È un’ascrizione, un’attribuzione, un’etichetta applicata da estranei. L’etichetta insiste sul fatto che il comportamento reattivo che descrive è inappropriato, mal giudicato, privo di proporzioni; l’utilizzo dell’aggettivo “morale” sta ad indicare che la minaccia percepita non è rivolta a qualcosa di mondano, ma all’ordine sociale stesso o a una concezione idealizzata -o ideologica- di una parte di esso. La minaccia e coloro che la perpetrano sono considerati dannosi mali sociali e la reazione è quella di stimolare forti sentimenti di giustizia (richiesta di una maggiore regolazione o controllo sociale e di un ritorno ai valori tradizionali di quella società). Si deve supporre dunque che le persone la cui condotta viene descritta in questo modo non credano di essere coinvolte in un panico morale e in genere contesteranno tale descrizione. Attribuire questa etichetta alla condotta degli altri, descrivere una reazione sociale come un panico morale, implica più di un giudizio empirico sulla condotta: implica anche una posizione definita da parte dell’analista, un orientamento specifico. L’atteggiamento primario del sociologo del panico morale non è il realismo distaccato, né il razionalismo, né il solo empirismo dei fatti, bensì quello di scetticismo (la maggior parte della scrittura giornalistica sul panico morale adotta questa modalità). Ma nel lavoro di sociologi come Cohen o Hall, lo scetticismo che consente l’osservazione iniziale lascia il posto anche ad un atteggiamento diverso - uno più analitico, più esplicativo, o forse migliore, più diagnostico: l’ascrizione è di "panico", e non solo di un errore di valutazione. In tal senso, l’analista non punta solo a una reazione eccessiva, ma a una forma di comportamento nevrotico, un’isteria, una psicopatologia e, implicitamente, a un conflitto sottostante che sta producendo il panico morale come espressione di acting-out. In questo senso si parla spesso anche di malattia psicogena di massa, che può presentare veri e propri sintomi e segni osservabili. 13 Questa mossa ha rapidamente attirato critiche, in particolare dal criminologo PJ Waddington (1986), che ha contestato il giudizio degli autori su quale sia la risposta morale appropriata agli episodi di crimine violento e ai sofferenti delle sue vittime, se non quella di risposte sintomatiche di panico vero e proprio.
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Mass media e panico morale: percezione e rappresentazione dell'insicurezza in una società del rischio

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Caddeo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Magistero
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Matteo Valdes
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

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