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Anemia infettiva felina: quale ruolo per Candidatus Mycoplasma turicensis?

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5 EZIOLOGIA Riclassificazione come Mycoplasma spp I batteri emotropici vennero identificati per la prima volta intorno al 1870 nell’uomo, a seguito di un’epidemia di una malattia emolitica febbrile acuta che colpì alcuni lavoratori impegnati nella costruzione della ferrovia di Oroya, in Perù (Schultz, 1968). Inizialmente si pensava che questa malattia, chiamata in seguito “febbre di Oroya”, fosse causata da microrganismi che si trovavano all’interno dei globuli rossi, ai quali nel 1913 fu dato il nome Bartonella bacilliformis (Pitassi et al., 2007). Intorno al 1920 vennero identificati microrganismi simili a B. bacilliformis associati agli eritrociti di cani e roditori. In un primo momento vennero inclusi anch’essi nel genere Bartonella, ma in seguito divenne evidente che questi batteri si differenziavano da B. bacilliformis per la loro incapacità di esser coltivati in vitro (Flint et al., 1959). Per questo motivo vennero classificati per anni tra i generi Eperythrozoon e Haemobartonella, entrambi inseriti nell’ordine Rickettsiales a causa del loro parassitismo obbligato, del tropismo eritrocitario, delle piccole dimensioni e della presunta trasmissione tramite gli artropodi (Neimark et al., 2002b). Fino al 1993 l'ordine Rickettsiales comprendeva tre famiglie: Anaplasmataceae, Rickettsiaceae e Bartonellaceae. Ben presto, però, si osservò come i generi Eperythrozoon e Haemobartonella si distinguevano dagli altri membri dell'ordine Rickettsiales per la loro incapacità di crescere in vitro e per alcune caratteristiche ultrastrutturali che non sono tipiche dei batteri, tra cui la presenza di una membrana cellulare ricca di steroli. Il sospetto che questi generi fossero più vicini all'ordine Mycoplasmatales rispetto all'ordine Rickettsiales era, inoltre, avvalorato da altri fattori, tra cui la mancanza di una parete cellulare e, di conseguenza, la resistenza di questi germi all'azione degli antibiotici beta-lattamici, la capacità di aderire alla superficie dei globuli rossi piuttosto che di invadere queste cellule, la suscettibilità alle tetracicline e le esigenze metaboliche necessarie per la loro crescita in vitro (Rikihisa et al., 1997). Successivamente, eseguendo il sequenziamento del gene che codifica per l’estremità 16S dell’ RNA ribosomiale (rRNA) e l'amplificazione mediante PCR, fu possibile confrontare tali sequenze dell’ rRNA dei diversi batteri; in questa maniera si potè evidenziare una più stretta relazione filogenetica con il genere Mycoplasma della famiglia Mycoplasmataceae e, dal quel momento, sia il genere Eperythrozoon sia il genere Haemobartonella
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Anemia infettiva felina: quale ruolo per Candidatus Mycoplasma turicensis?

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Informazioni tesi

  Autore: Alessia Pianese
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Medicina Veterinaria
  Corso: Medicina Veterinaria
  Relatore: Maria Luisa Marenzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

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