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Villa Rovereti Rizzardi: Una villa veneta in Valpolicella vista attraverso la storia delle famiglie che la abitarono

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8 dei ponti distrutti dalla ritirata tedesca, nello specifico proprio del ponte di Castelvecchio. 5 Negli anni Quaranta altri eminenti studiosi si occupavano di preservare il patrimonio storico artistico del Veneto, in questo caso la sua storia architettonica. Nel 1953 furono raccolti i fondi per un’esposizione “denuncia” sulla situazione delle ville storiche venete. Importante rilevanza ebbero le tragiche testimonianze fotografiche di Giuseppe Mazzotti, nelle quali veniva evidenziato lo stato di degrado raggiunto da molti palazzi storici, specialmente quelli della campagna trevigiana, duramente colpita dai bombardamenti del 1944 6 . La “Mostra della Ricostruzione” venne aperta a Villa Contarini Simes a Piazzola Sul Brenta, proseguendo da lì un cammino che l’avrebbe condotta in tutta Europa e persino oltreoceano. 7 L’iniziativa portò i risultati sperati: ben presto enti statali e privati iniziarono ad interessarsi di questi beni architettonici bisognosi di restauri spesso dispendiosi. Si trattava di rimettere a nuovo quasi 4000 edifici, tra cui broletti, barchesse, cappelle private e giardini. Purtroppo la buona volontà nulla poteva contro la mancanza di fondi. Fu così che con la legge 6 marzo 1958 n. 243 nacque l’Ente per le Ville Venete, un’associazione senza scopo di lucro che, in accordo con le Province di Verona, Venezia, Rovigo, Padova, Vicenza, Treviso e Belluno, si sarebbe occupata del mantenimento (tramite fondi stanziati appositamente dalle Province), della salvaguardia e talvolta dell’esproprio del bene per mantenerne l’integrità; ciò era ovviamente reso possibile grazie all’affiancamento di Sovrintendenti all’interno del consiglio di amministrazione dell’Ente. 8 Grazie alla volontà e all’abnegazione di tali figure, oggi moltissime delle ville di campagna della nobiltà veronese e veneta sono ritornate al loro antico splendore, permettendo ai cittadini del XXI secolo di calcare i passi di quell’aristocrazia che, al tempo, abbandonata la polverosa città, godeva degli agi della villeggiatura. È su questi propositi che si basa questo lavoro: restituire alla memoria cittadina la propria storia architettonica, la storia di vicende familiari ora ricoperte dalla polvere, ma che un tempo erano sulla bocca di tutti, grazie agli sfarzosi arredi, alle possessioni sconfinate, agli abiti lussuosi e, soprattutto, a palazzi meravigliosi ed inaccessibili. Si pensa che nella sola zona della Valpolicella esistano circa 500 ville, la maggior parte delle quali è chiusa al pubblico, o peggio, versa in condizioni di abbandono a causa di proprietari poco accorti o mancanza di fondi. L’obiettivo ultimo, e forse un poco 5 P.P. Brugnoli; A. Sandrini, L'architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona 1994. 6 Enciclopedia Treccani, II appendice (1949), voce “Treviso”. 7 Istituto Regionale delle Ville Venete, Sezione Storia all’interno della pagina web dedicata: http://www.irvv.net/it/listituto/storia.html. 8 Ivi.
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Villa Rovereti Rizzardi: Una villa veneta in Valpolicella vista attraverso la storia delle famiglie che la abitarono

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Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Curti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Enrico Maria Dal Pozzolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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