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Filosofia e Cinematografia

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vetture pubbliche, come i giornali hanno spodestato i libri, e i bars hanno spodestato i caffè» . Grande lungimiranza questa esposta da Papini, collocato in un’epoca dove la 55 fruizione del cinema non si capiva bene e ancor meno si comprendevano i suoi impieghi futuri, Papini guardava oltre, capiva bene che il ruolo del cinema non era solo “passeggero’’ . Questo nuovo fenomeno iniziava a diramarsi più velocemente di quanto ci si aspettasse a quel tempo, imprimendo le sue radici in una società ancora poco abituata alla nuova macchina, ma che poi, più avanti, non potrà più fare a meno delle sue funzioni. Le attenzione di Papini, come preannunciavo, sono rivolte soprattutto verso i filosofi, in quanto amatori del silenzio e solitari, li indirizza più spesso a frequentare il cinema. Infatti, scrive: Per il filosofo vero - non per quello che sta in mezzo ai libri e che si potrebbe chiamare il rivendugliolo della filosofia - non c'è nessuna cosa al mondo, per quanto umile, piccola, e ridicola sembri, che non possa divenir materia di pensiero, e quelli che sanno filosofare soltanto quando si tratta dell'esistenza del mondo esterno o dei giudizi sintetici, a priori rassomigliano ad un anatomico, che non sapesse parlare che degli esseri mostruosi e dei casi teratologici. Anche i cinematografi, dunque, sono oggetto degno di riflessione, ed io consiglio vivamente gli uomini gravi e sapienti ad andarci più spesso. Essi potranno cominciare col chiedersi per quale ragione questi luminosi spettacoli incontrino così presto il favore della gente . 56 Quindi, lo scrittore si domanda la causa per cui gli spettacoli cinematografici incontrano così presto il favore della gente e la risposta non tarda ad arrivare, è molto semplice, rispetto al teatro, questi spettacoli sono: più sintetici, meno faticosi e meno dispendiosi. Ma a fondamento di questo presupposto, esiste un’altra ragione, meno scontata. Assistere ad uno spettacolo cinematografico, non implica: troppo sforzo o troppa attenzione, agevolando un tratto specifico della modernità, ovvero l’attitudine verso l’economia. Il cinematografo secondo Papini ha: «Il vantaggio di occupare un solo senso, la vista» , 57 poiché in una proiezione filmica anche se è presenta la musica, lo spettatore non pone attenzione ad essa. Continuando nella sua argomentazione Papini, afferma anche che: «Questo unico senso viene artificialmente sottratto alle distrazioni per mezzo della Ibidem. 55 Ibidem. 56 Ibidem. 57 33
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Filosofia e Cinematografia

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Informazioni tesi

  Autore: Felisia Forciniti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Anna D'Atri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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