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Il principio di non contestazione: genesi, disciplina e potenzialità semplificatorie nell'ottica del nuovo art. 115 c.p.c.

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Introduzione 12 In via di prima approssimazione può dirsi che il principio di non contestazione si concreta nell’onere della parte, rectius della parte costituita, di contestare i fatti allegati dalla controparte; in mancanza, la parte che quei fatti ha originariamente allegato nel processo deve ritenersi sollevata dall’incombenza di fornire la prova dei medesimi: si tratta della c.d. relevatio ab onere probandi cui fa eco, dal punto di vista del soggetto chiamato a convincersi in merito alla fondatezza dei fatti di causa, ossia del giudice, la possibilità di porre quei fatti, qualora non contestati, a fondamento della propria decisione. Il ricorso al meccanismo della non contestazione è noto come un espediente di tecnica legislativa dei più antichi, volto a ridurre i tempi necessari per il corretto espletamento della fase di istruzione probatoria, dal momento che i fatti non contestati, proprio in quanto tali, si presumono non più bisognosi di essere corroborati dalle prove, in quanto divenuti ormai ‘pacifici’ per effetto della non contestazione della parte che avrebbe avuto interesse a contestarli. Ebbene, la riconduzione dei fatti non contestati nell’alveo dei fatti considerati pacifici costituisce nient’altro che una fictio juris, grazie alla quale un fatto (il fatto non contestato) riceve un determinato trattamento giuridico (la c.d. relevatio ab onere probandi) in maniera del tutto indipendente dalla realtà empirica sottostante: in altre parole, quel determinato fatto si considera pacifico a prescindere dalla circostanza che lo sia realmente. L’unico aggancio fattuale a cui può ancorarsi un meccanismo suddetto è, tutt’al più, una presunzione di verità: l’id quod plerumque accidit insegna che se una parte, di fronte a un fatto allegato dalla controparte, omette di contestarlo, è perché ne riconosce l’esistenza 10 , ma si comprende come si tratti di cosa ben diversa dall’appurarne l’esistenza attraverso una verifica scrupolosa. È proprio questo il punto ove più vivacemente si scontrano i diversi inquadramenti dogmatici della non contestazione, sia per i risvolti pratici che il tema implica, sia per le premesse teoriche dalle quali trae spunto e origine, tanto radicate da involgere persino lo stesso scopo del processo civile odierno, che tenta di comporre la tutela 10 Così C. M. CEA, La tecnica della non contestazione nel processo civile, in Giusto proc. civ., 2006, 2., p. 202, p. 173 ss.
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Informazioni tesi

  Autore: Rossella Casillo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Andrea  GRAZIOSI
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

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Parole chiave

tedesco
ragionevole durata
processo civile
confessione
procedura civile
ficta confessio
principio di non contestazione
zivilprozessordnung
115 c.p.c.
relevatio ad onere probandi

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