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Economia e felicità: evidenze e paradossi delle società occidentali

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10 cognitive che spesso lo dominano inconsapevolmente. Tale constatazione rappresentava una forte critica alla validità della teoria delle preferenze rivelate, sulla quale l’economia tradizionale aveva fondato il processo di scelta del consumatore. Lo sviluppo di un’economia sperimentale e comportamentale fu la risposta a tali contrasti e reintrodusse la legittimità degli studi psicologici in ambito economico. È stato probabilmente quest’ultimo il fattore che ha incentivato gli studi economici sulla misurazione della felicità e della soddisfazione fino alle ricerche più recenti. Il premio Nobel in economia riconosciuto a Kahneman nel 2002 sottende l’importanza e il valore che questo campo di studi ha assunto nelle ricerche economiche attuali. Le definizioni finora citate non possono comunque celare una certa leggerezza metodologica nell’uso dell’espressione felicità, come confermato dallo stesso capostipite Richard Easterlin: “uso i termini happiness, subkective well-being, satisfaction, utility, well- being e welfare come sinonimi 3 ”. Gli economisti distinguono tra la dimensione sociale della felicità, la cosiddetta felicità pubblica, e la dimensione individuale o soggettiva. La felicità pubblica può essere definita come il bene comune a cui deve essere finalizzata l’attività di governo. All’aspetto pubblico della felicità si dedica una branca economica specifica, l’economia civile, che rappresenta l’approdo moderno della tradizione civile iniziata nel Medioevo. Essa è infatti il risultato di studi incentrati sul nesso tra vita civile e felicità pubblica o nazionale che videro il periodo di fioritura durante l’Umanesimo con la scuola napoletana guidata da Antonio Genovesi. La vita civile è vista come il luogo in cui la felicità può essere raggiunta pienamente, grazie alle buone e giuste leggi, ai commerci e ai corpi civili; in questi ultimi, gli uomini esercitano la loro socialità e la reciprocità, intesa come il reciproco diritto e dovere di ricevere e prestare soccorso nei bisogni umani. Sia la socialità che la reciprocità sono, secondo gli economisti civili, alla base dell’istinto altruistico dell’uomo che lo stimola e lo motiva nel fornire il proprio personale contributo al bene pubblico. In continuità con Montesquieu e la sua tesi del “dolce commercio”, la tradizione napoletana considera l’attività economica come un fattore civilizzante che, promuovendo l’equa distribuzione della ricchezza, contribuisce al bene pubblico. 3 Fonte: Easterlin R. A., Income and Happiness: Towards a Unified Theory. 2001, p. 465
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Economia e felicità: evidenze e paradossi delle società occidentali

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Informazioni tesi

  Autore: Grazia Prigionieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia e Management del Turismo
  Corso: Economia del Turismo
  Relatore: Maria Letizia Guerra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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