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Il cambiamento come consuetudine: analisi dell'impatto della SEO e del monopolio di Google sul giornalismo digitale italiano

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8 un esempio, la prima in assoluto fu l’Unione Sarda nel 1994. Il cambiamento era nell’aria, nel 1998 arrivò Google e in quell’anno venne pubblicato il primo articolo che approfondì il concetto di algoritmo nei motori di ricerca: The Anatomy of a Large-Scale Hypertextual Web Search Engine, scritto da due brillanti studenti di Stanford (compagni di stanza, non a caso) di nome Sergey Brin e Larry Page: i fondatori di Google. Gli autori spiegarono il modo in cui la loro azienda si stava imponendo come gatekeeper del giornalismo online, dicendo che l’unico modo per dare senso a una quantità sempre più fitta di informazioni digitali fosse attraverso l’automazione e il conseguente uso di un algoritmo (Roberge & Melançon, 2017). Sono stati proprio Brin e Page a sdoganare il concetto di PageRank (l’algoritmo di posizionamento di Google), che venne da loro definito come il “portatore dell’ordine sul web” anche dal punto di vista della qualità dei contenuti degli articoli su un sito o una testata giornalistica online. Si inizia quindi a capire che, per essere ben visti dal PageRank, è necessario seguire dei criteri, delle pratiche e delle regole. Ed ecco che, specialmente dopo la nascita di Google News in seguito agli attentati dell’11 settembre, divenne popolare la nozione di “keyword”, ossia la prima strategia della SEO ad essere studiata e sperimentata: così partì la corsa alle parole più cliccate e indicizzate. Nel corso degli anni, di conseguenza, le componenti dell’algoritmo di Google continuarono ad aggiornarsi in modo sempre più costante, così da premiare non più solo la furbizia nell’usare le prime tattiche della SEO ma anche (e soprattutto) la qualità di un “pezzo”. Ad esempio, nel 2005 venne introdotto Google Panda Update (analizza i contenuti e penalizza i duplicati) e nel 2015 uscì un sistema di intelligenza artificiale (il RankBrain di Google) in grado di premiare, in termini di visibilità sul motore di ricerca, gli articoli migliori dal punto di vista della ricchezza e della qualità dei contenuti. Negli ultimi 3-5 anni, inevitabilmente, Google ha dovuto sviluppare degli algoritmi in grado di ricompensare i siti maggiormente adatti alla lettura sui dispositivi mobili. Tutte queste novità hanno rafforzato il ruolo di Google come King Kong culturale del mondo digitale (Roberge & Melançon, 2017), perché è “lui” a scegliere cosa gli utenti devono leggere e non leggere. E il modo ideale per rientrare nella prima categoria è fare giornalismo con un’attenzione sempre più strategica alle pratiche di ottimizzazione per i motori di ricerca. 1.1.2 Distinzioni chiave Google, in termini di SEO, è solito a imporre una cesura (non particolarmente netta e precisa, in quanto il sistema è in continua evoluzione) tra le pratiche che si possono adottare o meno durante l’inserimento di un articolo nel sistema editoriale di una testata online. La visibilità che il motore di ricerca dà a una pagina web è anche legata, come vedremo più avanti quando parleremo dei
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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Fasanella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Comunicazione e società (CES)
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Sergio Splendore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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