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Gli arditi: dal fronte alla politica (1917-1923)

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agli aspri scontri interni al movimento arditistico, prevalentemente legati al rapporto da mantenere con il fascismo squadrista, e la loro evoluzione, nel tempo, fino alla nascita degli Arditi del Popolo. Nella parte finale del capitolo è stato seguito l’evolversi dell’arditismo fino alla repressione fascista del dissenso interno all’associazione, e il totale appiattimento politico della stessa, sulle direttive del governo fascista. In particolare, nel presente studio, si è cercato di focalizzare l’attenzione sul dibattito interno all’associazione ed al movimento arditistico, mostrando come il mito che vuole gli arditi legati in modo imprescindibile allo squadrismo fascista ed al regime mussoliniano, sia vero soltanto in parte. Il movimento, nel dopoguerra, non è mai stato monolitico: vi sono state correnti politiche diverse che hanno portato gli arditi a militare in schieramenti opposti ed a scontrarsi, anche militarmente fra loro, nella lotta tra fascismo ed antifascismo. È il fascismo che si è appropriato dei simboli degli arditi facendone proprie icone. La canzone “Giovinezza” (l’inno degli arditi divenuto prima l’inno delle squadre fasciste e poi del regime), le camicie nere, i teschi, il fez, il pugnale, l’ “A noi!”, sono tutti elementi appartenenti all’arditismo di guerra che il fascismo ha utilizzato per affermare una continuità, anche ideale, fra arditismo, fascismo squadrista e fascismo di governo. Sono i vincitori che hanno deciso chi erano gli arditi e cosa era l’arditismo; che ne hanno ricostruito una storia parziale, tutta schierata a loro favore, utilizzando l’arditismo, analogamente al mito della guerra, come elemento fondante del regime. Eppure anche le milizie degli Arditi del Popolo, nello scontro con le squadre fasciste, utilizzavano ampiamente i simboli, i gagliardetti, le bandiere, le parole e gli atteggiamenti tipici dell’arditismo di guerra; perfino nell’abbigliamento prevalente, il maglione nero con ricami di pugnali o teschi, è evidente il richiamo alle truppe d’assalto. Il fatto che l’arditismo popolare sia nato come movimento militare autonomo rispetto ai grandi partiti di massa di “sinistra”, e che da questi sia stato osteggiato provocando così, di fatto, il fallimento della possibile lotta armata unitaria antifascista, è certamente fra i motivi che hanno provocato l’oblio dell’arditismo popolare anche nell’Italia democratica repubblicana, facendo sì che l’unica memoria storica restasse quella dell’appropriazione fascista, che identificava l’ardito con il fascista e l’arditismo con il fascismo. 7 7 «nessuno [ha mai] avuto, né l’interesse, ne’ la volontà di scrivere una storia degli Arditi del popolo. Non l’ebbero - comprensibilmente - gli storici fascisti (poiché l’esistenza dell’arditismo popolare smentiva il mito del combattentismo divenuto in massa fascista). Non ebbero tale intenzione gli storici d’ispirazione liberal- democratica (perché, trattando di Arditi del popolo, si sarebbe messo in luce l’atteggiamento di sostanziale 6
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Gli arditi: dal fronte alla politica (1917-1923)

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Nepi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: STORIA
  Corso: STORIA
  Relatore: Roberto  Bianchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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