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La crisi dei primi anni Settanta come punto di svolta del fenomeno migratorio in Europa

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8 migratorie francesi, volto a garantire “l’insediamento permanente e l’inserimento degli stranieri nella società francese” 6 . Gli accordi successivi, stipulati con i paesi di invio, si dimostrarono poco efficaci nel regolare i flussi migratori e le autorità francesi iniziarono a perdere il controllo sull’immigrazione la quale, dalla seconda metà degli anni sessanta, aumentò e si diversificò. Gli accordi raggiunti nel 1963 con Portogallo, Marocco e Tunisia e nel 1965 con Jugoslavia e Turchia, rispecchiavano la volontà francese di razionalizzare e disciplinare l’immigrazione. Alla fine del decennio la migrazione verso la Francia era spontanea e per la maggior parte incontrollata, il ruolo dell’ONI si limitava a regolarizzare gli immigrati già presenti nel paese e due nuovi accordi franco-algerini nel 1968 e nel 1971, con l’obiettivo di limitare la migrazione algerina rispettivamente a 35 000 e 25 000 unità all’anno 7 , insieme all’istituzione di un nuovo ufficio governativo per l’immigrazione nel 1966, 8 mostravano una consapevolezza della necessità di intraprendere una nuova e coerente politica di immigrazione volta a ridurre gli arrivi di migranti. 1.2 La Germania Terminata la guerra, la Germania occidentale non avvertiva la pressante necessità di cercare forza lavoro all’estero, dal momento che poteva contare su milioni di tedeschi rifugiati o espulsi dall’Europa Centrale e Orientale e su un flusso di persone provenienti dalla Germania orientale fino alla costruzione del muro di Berlino nel 1961. Solo tra la metà e la fine degli anni Cinquanta, la Germania occidentale iniziò ad adoperarsi per ottenere nuova forza lavoro, concludendo un primo accordo bilaterale con l’Italia nel 1955 sul reclutamento di manodopera che avrebbe costituito un precedente per successivi accordi firmati negli anni Sessanta con Spagna, Grecia, Portogallo e altri paesi extraeuropei come Tunisia, Marocco, Turchia e Jugoslavia. Oltre a questi accordi formali tra gli stati contraenti, venivano elaborati programmi che prevedevano l’istituzione di commissioni di reclutamento nei paesi di invio le quali, provvedevano all’assunzione di lavoratori stranieri in Germania. Il duplice intento di questo sistema era quello di regolare i flussi da una parte e proteggere il mercato del lavoro nazionale dall’altra. La Repubblica Federale negli anni Sessanta praticò una politica dell’immigrazione “qualificata” che in realtà era una politica di reclutamento della forza 6 Ibidem 7 Dati in S. Adler, International Migration and Dependence, Farnborough, Saxon House, 1977 8 Ibidem. In francese il nome del nuovo ufficio era “Direction de la Population et des Migrations”
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La crisi dei primi anni Settanta come punto di svolta del fenomeno migratorio in Europa

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Longo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Interfacoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, Scienze Politiche e Sociali
  Corso: Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali
  Relatore: Antonio Zotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

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