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Responsabilità ex crimine degli enti e delitti colposi in violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro. Profili critici e prospettive.

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3 compatibilità con il paradigma ascrittivo della responsabilità all’ente, che secondo i più, sarebbe stato concepito ab origine soltanto con riferimento ai reati dolosi. Il primo capitolo di questo elaborato vuole indagare il complesso iter che ha portato al superamento del principio dell’irresponsabilità degli enti: come è noto, se nell’ambito civilistico l’idea che la persona giuridica potesse costituire un autonomo centro di interessi, dotato di una sua sostanziale soggettività si è affermata senza particolari difficoltà, per quanto riguarda il campo penale, il diritto continentale europeo si è sempre dimostrato stato piuttosto ostile a concepire una forma di responsabilizzazione diretta dell’ente. Per comprendere meglio le ragioni di questa ostilità, sono state analizzate le teorie sul concetto di persona giuridica nel diritto romano e nel periodo illuminista, nonché la successiva elaborazione da parte della Pandettistica tedesca durante l’Ottocento, epoca che ha costituito il vero e proprio “periodo aureo” del societas delinquere (et puniri) non potest – nonché sono state evidenziate le questioni dogmatiche che, nel nostro Paese, hanno rappresentato l’ostacolo più grande al riconoscimento di tale responsabilità: a tal fine, si è ritenuto di inserire un breve excursus comparatistico, avente ad oggetto il ben più rapido abbandono del dogma in questione nei Paesi di common law e in particolare nella giurisprudenza delle Corti inglesi, il cui approccio pragmatico ha consentito di porre le basi per il superamento del societas già a partire da metà del XIX secolo. Nella parte finale del capitolo introduttivo ci si è soffermati su due aspetti che, sin dal momento dell’introduzione della responsabilità degli enti, hanno sollevato notevoli perplessità e che sono ad oggi dibattuti. Il primo, quello concernente la reale natura della responsabilità in esame, “vexata quaestio” sulla quale si contendono il campo differenti orientamenti, sia in dottrina sia in giurisprudenza, riconducibili, in sintesi, a tre diverse ipotesi: un primo orientamento accetta la qualificazione (prudentemente) fornita dal legislatore, propendendo per riconoscere la natura amministrativa della responsabilità degli enti; una seconda interpretazione, al contrario, sostiene la natura sostanzialmente penale della disciplina in esame; da ultimo, vi è un terzo orientamento che, prendendo atto della peculiarità della normativa, propende per la sua qualificazione come tertium genus che combina elementi afferenti alla materia penale e al diritto amministrativo. In secondo luogo, sono affrontate le conseguenze sulla teoria del reato e in particolare sulla struttura dell’illecito dell’ente, che dipendono essenzialmente dal modo in cui si sceglie di configurare la persona giuridica: il paradigma italiano risulta di difficile lettura perché costituisce il risultato di un’ibridazione delle tre concezioni (antropocentrica, antropomorfica e
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Responsabilità ex crimine degli enti e delitti colposi in violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro. Profili critici e prospettive.

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Bena
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Guglielmo Giordanengo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 324

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Parole chiave

lavoro
sicurezza sul lavoro
d.lgs. 231/2001
societas delinquere non potest
responsabilità degli enti
salute e sicurezza
art. 25 septies
enti e società
omicidio colposo e lesioni
tusl

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