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L'estetica simbolica in Susan K. Langer

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6 La spontaneità della simbolizzazione consiste in quella necessarietà, che investe le altre attività umane indispensabili 11 . L’attività di simboleggiare, inoltre, è da Langer intesa come un continuo processo di ideazione, ossia una "pura e semplice espressione di idee (...) [la quale] dà conto proprio di quei tratti dell'uomo che non sono compartecipati con gli altri animali; rituale, arte, riso, pianto, linguaggio, superstizione e genio scientifico" 12 . Questo passo consente di cominciare a rilevare un aspetto centrale del pensiero di Langer. La simbolizzazione, essendo il punto di partenza di ogni interiezione, si configura come il luogo fontale non solo del linguaggio, quale sua terminazione più naturale e disponibile, ma anche di quell’insieme di manifestazioni umane che vanno dai fenomeni rituali, a quelli artistici. 11 L. FORMIGARI, Considerazioni sull'estetica di S. Langer, "Rivista d’estetica 11(1966), pp. 423-435, osserva come Langer, riconducendo la simbolizzazione a processi elettrochimici che hanno luogo nel cervello, sembra sventare un eventuale rischio idealistico. In realtà, tale rischio –secondo Formigari- riemerge quando Langer intende la trasformazione simbolica anche, si è visto, come un’attività spontanea che, nascendo da una necessità umana primaria, sorge senza intenzioni, senza adattamento ad un fine conscio. In tal modo, infatti, sembra che venga chiamato in causa proprio quel carattere spontaneo attribuito da Kant all'intelletto come facoltà che produce da sé rappresentazioni, cosicché, nonostante le cautele di Langer, la dimensione idealistica continuerebbe ad agire all'interno del sistema. Il rischio idealistico consisterebbe nel fatto che la funzione simbolica, intesa come attività spontanea, richiamerebbe in causa proprio quello spirito umano trascendentale che Langer aveva esplicitamente rifiutato: "Una lettura empiristica dell’opera della Langer, specie nella sua edizione più organica che è Feeling and form, e chiaramente smentita (...) dalla sua concezione del simbolo artistico come forma spontanea, che pare ritagliarsi per virtù propria nel flusso della coscienza, onde la funzione simbolica sembra risolversi proprio in una funzione spontanea di quello spirito umano la cui presupposizione era stata indicata come vizio idealistico, o almeno come rischio idealistico, di una filosofia delle forme simboliche": ivi, p.425. In realtà, la critica è divisa fra coloro che portano avanti una lettura idealistica del pensiero di Langer, e coloro che, invece, sostengono una opinione contraria: cfr. per esempio, R. BARILLI, L'estetica di Susanne K. Langer, "Rivista di estetica" 6 (1961), pp.227-248 ed anche D. LAURIA, La teoria estetico - simbolica di Susanne K. Langer, "Filosofia e società" 4 (1976), n.13, pp. 3-7. Ciò è dato dal fatto che i testi langeriani contengono appigli per entrambi le posizioni, di modo che, forse, il punto della questione è un altro, vale a dire il fatto che Langer, muovendosi, come avremo modo di vedere meglio in seguito, sul crinale tra un'impostazione di carattere neopositivistico ed una prospettiva cassireriana, necessariamente di stampo idealistico, si trova molto spesso ad oscillare tra quei due poli in una tensione continua. Più che cercare di ricondurre il suo pensiero ad una sfera di influenza piuttosto che all'altra è forse, quindi, opportuno, tenendo sullo sfondo una tale problematica, rilevare i luoghi dove la tensione si trasforma in conflitto aperto. 12 LANGER, Filosofia in una..., cit., p.68.
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Informazioni tesi

  Autore: Tania Terrazzani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: M.c. Bartolomei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 249

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