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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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18 ancora popolate da cinghiali, faine, volpi, lupi, gufi e picchi. Suggestivi e unici sono i percorsi intorno alla fiumara Assi, al torrente Mulinelle. Nei pressi di Sera S. Bruno sono suggestive le cascate di Marmarico, il bosco di Stilo, il Monte Pecoraro. Scendendo ancora più a sud, infine, incontriamo il gigante più famoso della Calabria, e spesso non per l’unicità dei paesaggi, ma per tristi fatti di cronaca nera: il Massiccio dell’Aspromonte. Si parla di questo massiccio come un’estensione di varietà di paesaggi e ambienti, invece è paradossalmente la semplicità della sua conformazione geomorfologia che lo rende spettacolare e avvolto nel mistero. Sullo stile di un vulcano circondato da valli fluviali che scendono verso la costa, l’Aspromonte occupa buona parte della provincia reggina e presenta paesaggi apparentemente simili all’occhio di un inesperto, ma ognuno con le sue particolarità. Numerosi sono i ruscelli e i corsi d’acqua che si incontrano sul Monte Limina e sui piani di Zervò, intervallati da zone rocciose come le Torri di Canolo e i Tre Pizzi. Le dorsali che si dipartono dal Montalto presentano una serie di monti minori separati da altri corsi d’acqua. Sono suggestive le cascate di Forgianelle sul torrente Ferraia, che si trova sul versante meridionale, ma non sono le uniche. Infatti anche il torrente Menta presenta le cascate del Maesano. Parecchie fiumare sono costeggiate da profonde gole, spesso ancora inviolate e soggette a frane. La vegetazione non tradisce gli altri rilievi calabresi. Anche qui infatti vi sono estensioni di boschi di faggi, pini, castagni, abeti. Neanche la fauna si discosta da quella presente sulle Serre. Dalle cascate dell’Aposcipo, vicino S. Luca, alle cascate dell’Amendolea, sul Montalto, i percorsi sono suggestivi e impervi, spesso privi di vie di comunicazione, come ne sono prive alcune zone di Zervò, del Monte Scorda, del lago Costantino, incastonato tra irte pendici montuose. Sono ancora poche le località turistiche valorizzate (come ad es. Gambarie), viste le loro alte potenzialità. Altrettanto meritori in questa descrizione fisica della regione, sono i suoi litorali: la costa tirrenica, lo Stretto e la costa ionica. “Un mare sbalzato dalle correnti in toni verde intenso sull’azzurro, protetto alle spalle dalla Catena Costiera e dalle Serre, è il protagonista assoluto di questa Calabria […] spiagge vergini che si presentano come abbaglianti falci di rena aggredite fin sulle balze dallo smalto di una coltura lussureggiante” 2 . Così Leonida Repaci negli anni Sessanta vedeva la costa tirrenica della regione; essa è lunga 242 chilometri, si estende dalla foce del Noce alla rupe di Scilla e presenta zone di coste alte e frastagliate, compresse per lunghi tratti da alte montagne e separate talvolta da tratti pianeggianti, come nel caso della Piana di Gioia Tauro. Si nota la presenza di rocce arcaiche profondamente fratturate per le forti scosse sismiche che la regione ha da sempre subito. Vi sono esempi lampanti lungo le scogliere di Capo Vaticano o nella Costa Viola. Gli arenili sono perciò ristretti in alcuni punti e addirittura assenti in altri, caratterizzati dallo strapiombo dei promontori. La costa tirrenica, nel tratto che va dall’inizio della Calabria da nord fino a Diamante, è caratterizzata da calcari (tranne che nella piana alluvionale del Lao), come può testimoniare il versante del Massiccio del Pellegrino. Inoltre si possono ammirare due fantastici 2 Leonida Repaci, in AA. VV. (1963), Calabria, Novara.
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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Longo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Economia
  Corso: Discipline Economiche e Sociali
  Relatore: Matteo Marini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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