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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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19 isolotti, di Dino (la più grande, alto 65 metri dal livello del mare) e di Cirella, preziosi per il paesaggio. Il litorale fino alla Piana di S. Eufemia presenta terreni argillosi, che riprendono successivamente fino ad arrivare alla piana di Gioia Tauro. Questo tratto è caratterizzato da una riduzione dell’area costiera e quindi dalla presenza di scogliere. Basta addentrarsi per pochi metri e si trova una flora forestale dominata da pioppi e lecci, che si contendono il territorio con gli uliveti. La zona del promontorio del Poro presenta irte scogliere di tufi e graniti che precipitano in mare, e la stessa cosa si riscontra a Capo Vaticano. L’ultimo tratto del litorale tirrenico, la Costa Viola, non si discosta dall’ecosistema descritto precedente, ma presenta originalità nel paesaggio, predominato da un mare di colore blu intenso, quasi viola, appunto, dove si pratica ancora la tradizionale caccia al pesce spada. È frequente incontrare su tutto il territorio il fenomeno dei terrazzamenti marini, deposito di sabbie dovuto al moto ondoso del mare che spiana le rocce e trasporta i materiali prodotti dall’erosione, formando nell’arco di millenni una sorta di scalini geologici lungo la costa. Ciò contribuisce alla spettacolarità del paesaggio, testimoniata ad esempio nella zona di Capo Bonifati, Falerna, o Gizzeria. L’effetto provocato dallo scioglimento dei ghiacciai ha contribuito alla sommersione di molte isole antiche, delle quali oggi resta solo qualche scoglio affiorante. I fondali sono sabbiosi e popolati da grandi massi e praterie di posidonie, che ornano le scogliere sommerse e grotte di grande suggestione, puntellate da anemoni, stelle e ricci La costa dello Stretto, che conta circa 37 Km e va da Scilla a Pellaro, e che nel tratto del lungomare di Reggio Calabria ha rappresentato per D’Annunzio il “chilometro più bello d’Italia”, è caratterizzata da immensi paesaggi meglio apprezzabili dal vicinissimo Massiccio dell’Aspromonte, che si erge a pochi metri dalla costa, e dal quale è possibile ammirare la città di Messina, magari sostando in una stazione sciistica. Percorrendo la costa ionica, notiamo distese di coltivazioni di agrumeti, in terreni calcarei nel tratto più a nord dei suoi 413 Km. Anche qui non mancano zone di terrazzamenti marini intervallati dalla terminazione di fiumare spesso secche e piene di detriti, che sono stati più volte la causa di straripamenti e di alluvioni, l’ultima più catastrofica è stata quella di Soverato nel settembre del Duemila, che ha provocato tredici morti. Le coste in questo tratto rappresentano le falde dei grossi massicci interni o di piccoli promontori, come il promontorio di Capo Rizzuto. Non mancano comunque aree in cui i promontori si riversano a picco sul mare, ma sono più rari che nella costa tirrenica. Le due macro aree di pianura sono le Piane di Crotone e di Sibari. A differenza della Piana di Crotone, adibita per buona parte ad ospitare l’agglomerato urbano della neo provincia, la Piana di Sibari, è caratterizzata da colture intensive di uliveti e frutteti. Infine, resta da segnalare che nel corso del 2001 il Ministero della Sanità ha dichiarato balneabili poco più del 70% delle coste calabresi, questo per il continuo inquinamento dei litorali dovuto allo scarico dei liquami delle fognature; le società che hanno in gestione i 250 depuratori esistenti non hanno alcun tipo di controllo da parte delle autorità competenti e operano, secondo la
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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Longo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Economia
  Corso: Discipline Economiche e Sociali
  Relatore: Matteo Marini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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