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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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13 Anche pochi sono i laghi naturali, presenti in particolare nella Catena Costiera, nella piana di Rosarno e sul litorale del Golfo di S. Eufemia. I laghi più grandi e importanti (Cecita, Arvo e Ampollino), si trovano tutti sulla Sila, ma sono artificiali e dunque recenti. Un’altra importante componente ambientale della Calabria è il profilo costiero, costituito come già detto da 780 Km di litorale, che presentano tratti di scogliera alternati sull’alto Tirreno. Una ristretta parte pianeggiante in corrispondenza del Golfo di S. Eufemia viene interrotta dal promontorio del Poro, fino a Capo Vaticano, e riprende nella Piana di Gioia Tauro, ma viene nuovamente bloccata da dirupi inabissati in mare della Costa Viola e di Scilla. Oltrepassato lo Stretto di Messina, caratterizzato dal riversarsi di numerose fiumare, risaliamo la costa ionica e incontriamo litorali ampi e sabbiosi fino alla Punta di Soverato, che presentano all’interno zone boscose fino alle falde dell’Appennino. La zona del Golfo di Squillace è costituita da aree interne collinari fino al promontorio di Capo Rizzuto. Percorrendo l’Alto Ionio troviamo ancora litorali sabbiosi fino alla grande Piana di Sibari, che si estende internamente fino al Pollino e costituisce la più grande zona di pianura della regione. Acclamata ed elogiata dai migliori scrittori, come Plinio o Virgilio, la Selva Bruzia, che in epoca romana toccava i 720 mila ettari, si è adesso ridotta a 425 mila ettari, che pongono comunque la Calabria tra le prime d’Italia (insieme a Trentino, Piemonte e Toscana) per manto di foresta. La vegetazione litoranea è attualmente costituita da diverse varietà di piante capaci di vivere in ambienti salini, come l’eringo, l’enforbia, il ginepro, il giglio di mare; nel Golfo di Squillace si possono trovare anche unici esemplari in tutta la regione di esedra e cornacchina. Varie sono anche le specie di piante lungo le rive dei fiumi. Le colline sono dominate da querce e da altri alberi dalla corteccia dura, come il leccio, che in certe zone costituiscono una copertura fitta che impedisce la filtrazione della luce. Altre parti sono caratterizzate da alloro, mirto, ginestra e rampicanti. Raggiungendo quote più alte la specie arborea è prevalentemente caratterizzata dal castagno, o dall’ontano napoletano, che creano suggestivi paesaggi. Il faggio predomina sui principali rilievi, che comunque accolgono anche altre specie come pini e abeti. In particolare il pino laricio, più presente sul versante tirrenico, costituisce imponenti foreste, specialmente nella Sila Grande, mentre l’abete bianco è più facile incontrarlo nelle alti valli aspromontane e sul Pollino. Il pino nero invece è più frequente sul Massiccio del Pellegrino. Frequenti sono anche le presenze di felce, agrifoglio, ciclamino, o fiori come viole, orchidee selvatiche, narcisi, nontiscordardimé, anemoni, fiordalisi. Un’emblematica testimonianza di antichità è rappresentata dal pino loricato, che, con i suoi 950 anni d’età, ha immortalato l’antica vegetazione del Pollino. Nella descrizione della flora calabrese non può mancare un accenno ai fondali che, oltre ad essere caratterizzati dalle più svariate categorie di alghe, come le verdi, le rosse e le brune, tra cui la corallina mediterranea, presentano altre specie di piante come la posidonia oceanica, fondamentale per la vita e la riproduzione di molti organismi.
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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Longo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Economia
  Corso: Discipline Economiche e Sociali
  Relatore: Matteo Marini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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