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Procreazione e scelta responsabile

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13 per la donna, il sottoporsi ad ogni tentativo ad un nuovo prelievo: è opportuno crearsi una “scorta”. Ma non è possibile farlo con gli ovuli, la medicina, infatti, non è ancora in grado di conservare gli ovociti (troppo ricchi d’acqua) così come fa con gli spermatozoi e gli embrioni. Per questo motivo tutti gli ovuli prelevati saranno fecondati e trasformati in embrioni 23 . E’ con la FIV, quindi, che si creano embrioni soprannumerari 24 . Nella seconda fase alcuni embrioni (oggi fino a un massimo di tre) saranno trasferiti nell’utero materno. E’ nell’ordine delle possibilità (seppur basse) che più di un embrione si impianti e che la madre non sia in grado di portare avanti gravidanze gemellari o plurigemellari: in questi casi si ricorre alla riduzione selettiva 25 degli embrioni. I problemi che nascono da queste tecniche si incentrano sostanzialmente sui diritti del nascituro e dello statuto giuridico dell’embrione 26 . Anche la fecondazione artificiale, come già l’inseminazione, può essere omologa, eterologa, mista o extramatrimoniale in relazione alla provenienza delle cellule germinali utilizzate. 23 La cura della sterilità attraverso le tecniche di procreazione assistita, cit., 268 ss, dove C. Flaminghi riferisce di esperimenti di crioconservazione di ovociti riusciti dalla sua collaboratrice E. Porcu. 24 La problematica degli embrioni è di grande importanza ed attualità e consente qui solo un breve richiamo. Il nostro ordinamento, come anche molti altri (ma vedi anche lo Stato della Luisiano che dispone che sull’embrione non possano accamparsi diritti di proprietà, e debba essere considerato esso stesso un soggetto giuridico), non offre alcuna specifica indicazione sulla disponibilità di e su questi embrioni crioconservati. Il Rapporto Warnock lo considera un “semplice raggruppamento di cellule” sul quale la scienza ha la possibilità di sperimentare, ma questa soluzione sembra esclusa dalla pressoché totale dottrina italiana. L’orientamento prevalente sembra essere quello di assegnare ai genitori la disponibilità degli embrioni ottenuti in vitro, ma non nel senso che quelli vantino un diritto di proprietà su un’entità che non è comunque soggetta ad essere qualificata come oggetto di un tale diritto. Essi in concreto conservano il potere di controllarne la destinazione (es. consentendone l’impianto su un’altra donna). Ma si può riconoscere loro anche un diritto alla soppressione degli stessi o l’ordinamento deve intervenire per tutelare la loro aspettativa a nascere? Possono, inoltre, le ragioni della scienza (ad una sperimentazione che promette enormi benefici in campo medico) essere contrapposte e prevalere sugli interessi di questi embrioni che forse non saranno mai esseri umani (la crioconservazione sembra limitare le sue capacità conservative per circa cinque anni)? A tal proposito vedi anche art. 13 del disegno di legge n. 4048, approvato dalla Camera il 26 maggio 1999. 25 C. Flaminghi, op.ult. cit., 264 ss. 26 Per il quale vedi specialmente P Zatti, Quale statuto per l’embrione, in Riv. crit. dir. priv., 1990, 437; A. Tarantino, Il diritto del nascituro e la procreazione artificiale, in Iustitia, 1996, 76; M. Comporti, Ingegneria genetica e diritto: profili costituzionalistici e civilistici, in Iustitia, 1985, 312.
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Procreazione e scelta responsabile

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Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Angelelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Patrizia Venturini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

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Parole chiave

aborto
bioetica
biotecnologie
diagnosi prenatale
procreazione
sterilizzazione
fecondazione artificiale

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