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Usi alimentari in un contesto contadino tradizionale. L'alimentazione delle famiglie mezzadrili a Spello negli anni '50

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14 disconoscono. Verso patata e mais sopravissero a lungo una diffidenza e un disprezzo che sembrano più culturali che di origine pratica: entrambi simboleggiavano la dieta povera e monotona dei meno abbienti in contrapposizione a quella delle classi alte, e vennero a lungo considerati pastura per bestie. Questo certamente non dipende da una effettiva povertà di gusto: le patate oggi sono protagoniste di ricette raffinate, la polenta é tornata in auge come prodotto tradizionale da riscoprire. I decenni centrali del 1700, segnati dalle carestie, videro la definitiva consacrazione del mais con le conseguenze negative che si portò dietro. E’ forse perché sopravvive la memoria dei disastri che esso causò nelle campagne, che ancora oggi gli ex-mezzadri spellani associano il fallone (cfr. 7.2.4), pane di mais, alle condizioni di maggior indigenza del periodo della II guerra mondiale, e lo considerano meno buono di quello di frumento? E’ infatti tristemente noto che nutrirsi solo di polenta di granturco scondita, come facevano per necessità i contadini (in Italia specie a Settentrione) porta inevitabilmente ad epidemie endemiche di pellagra, dovute alla carenza di niacina che il monofagismo maidico appunto comportava. Quanto alle patate, partirono svantaggiate in Europa per molteplici motivi. I primi tuberi coltivati da noi erano di cattiva qualità; inoltre la solanina che contengono risulta velenosa se non vengono trattate adeguatamente; altre solanacee come le patate venivano usate nel vecchio mondo come stimolanti ed eccitanti, garantendo al nuovo tubero una fama sinistra e demoniaca; infine furono introdotte dagli esperti come prodotto panificabile economico, quindi vantaggioso per le classi contadine, per le quali da secoli il pane era il maggiore sostentamento, ma non se ne può trarre un prodotto soddisfacente. Fu un tentativo fallito di tradurle in un linguaggio comprensibile per le cucine tradizionali europee. Così diverse dalle piante già conosciute (fatta eccezione solo per il nobile tartufo, ma solo nell’aspetto), non si riuscì a classificarle entro schemi di pensiero predefiniti e si scartarono, un po’ come l’abominevole porco degli Israeliti (maiale con patate come cibi tabù: il cerchio si chiude). Essi decollarono in Europa dalla fine del 1700, ma come il mais non mutarono il modo di mangiare, lo restaurarono adattati a tradizioni locali. E’ difficile stabilire se abbia maggior rilievo la necessità materiale o la cultura (MONTANARI M. 1993).
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Informazioni tesi

  Autore: Serena Labonia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Tullio Seppilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 586

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