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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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Questi narratori erano per lo più contadini analfabeti dotati di molta memoria e soprattutto di molto gusto per la teatralità, sapevano ammagliare i presenti e accendere la fantasia di coloro che li stavano ad ascoltare. Ogni volta rinnovavano il loro repertorio con nuove vicende, cambiavano nome ai personaggi, aggiungevano prove, fatiche, eroi e avversari. Soprattutto inserivano la ‘fola’ nell’ambiente in cui vivevano calandola nella realtà locale. Talvolta facevano l’esatto contrario: a un fatto accaduto vicino, qualche storia inverosimile, aggiungevano particolari inediti, mutavano nome e luoghi fino a trasformarla in una leggenda vera e propria. I ‘contafole’ si presentavano come i portavoce ufficiali della cultura contadina, della letteratura orale espressa attraverso favole, fiabe, proverbi 21 , aneddoti e portatori di un codice morale molto rigido. Detentori della memoria collettiva (riti, culti, leggende, regole etiche), tramandavano la tradizione agreste di generazione in generazione. Non erano solo personaggi specializzati e pagati, all’occorrenza, potevano essere anche mendicanti abituali. Generalmente, in ogni paese di campagna, abitavano alcuni poveri che giravano di casa in casa a chiedere l’elemosina, questi spesso erano invitati al filò dal momento che fungevano da notiziario ambulante degli avvenimenti che accadevano in paese o nel contado. Altre volte potevano essere dei mendicanti sconosciuti che vendevano poche cose o che scambiavano qualche animaletto, soprattutto cagnolini, per cacciare la martora che si cibava delle galline. I ‘contafole’ generalmente coinvolgevano l’ascoltatore con domande, indovinelli, sospensioni, improvvisazioni varie, cenni a fatti accaduti durante la giornata 22 . La narrazione si ravvivava di volta in volta anche se le situazioni 21 Il proverbio è il frutto dell’esperienza generazionale, nasce dopo attente e specifiche riflessioni sui fatti della vita. ‹‹Ha quindi uno scopo didattico e morale; costituisce la regola del comportamento individuale e sociale, secondo la concezione particolare della vita, propria delle classi popolari. Il proverbio viene, infatti, indicato come la sapienza dei popoli […] I proverbi più propriamente contadini riguardano il succedersi dei mesi, delle stagioni e della meteorologia: le condizioni del tempo erano determinanti per l’economia rurale. Il contadino conosceva i fenomeni atmosferici e cerca di prevederne lo svolgimento, in virtù di una scienza empirica ereditata dai vecchi. Secondo la mentalità contadina, l’anno nasce, si svolge e muore seguendo un ciclo immutabile. Su questa regolarità ciclica si basano i simboli, i segni del tempo riportati dal lunario orale (il contadino segue le fasi lunari) e dai quali trae previsioni per le coltivazioni, conta i giorni di lavoro e di festa, conforma i suoi comportamenti›› (D. COLTRO, L’altra cultura. Sillabario della tradizione orale veneta, cit., pp. 158, 159). 22 Spiega Coltro: ‹‹Talvolta, nelle stalle, la narrazione delle fiabe era fatta a più voci e assumeva un tono teatrale. Si trattava di una trasformazione della narrazione in teatro vero e proprio, con la divisione delle parti e la caratterizzazione dei personaggi e del loro ruolo. Chi interpretava la principessa, faceva la voce da donna, con il tono delle signore; chi assumeva il ruolo del re, imitava la voce e i gesti del padrone; chi faceva il povero in cerca di fortuna, copiava la figura di qualcuno della compagnia o se ne inventava una. Il contafole sosteneva la parte del narratore, el tegnea su el filo de la storia. Questa teatralità del filò trova spiegazione nella cultura contadina e popolare, dove incontriamo una particolare attitudine teatrale, un tono drammatico che trovano espressione in occasioni e modi diversi. Basti pensare ai cortei carnevaleschi, alle processioni quaresimali, ai canti di questua, ai calendimaggio, alle sacre rappresentazioni. Le fiabe raccontate nei filò scaturiscono da una creatività non limitata da regole di recitazione o di drammaturgia, eppure hanno la forza di suscitare le stesse emozioni di uno spettacolo vero e proprio›› (Ivi, p. 174).
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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Miotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ilaria Crotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

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