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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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lavoro, luogo in cui convivevano uomini e bestie, dove si custodivano e si nascondevano gli oggetti. Non solo uno spazio abitativo, atto allo studio, al ritrovo di se stessi come accade nei nostri appartamenti. Il bisogno di arredare, di scegliere dei bei mobili era riservato ai signori, ai borghesi di città. In campagna la casa doveva essere funzionale e essenziale. Per questo tanti figli dormivano nella stessa camera, addirittura più di uno nello stesso letto. A testimonianza di tale abitudine si potrebbe citare il proverbio “de tera quanta te ghe ne vedi, de casa quanto basta (di terra quanta ne vedi, di casa quanto è necessario)” 15 . Un secondo motivo era la stagione stessa; la giornata era breve e gli uomini non si recavano nei campi. La famiglia aveva tempo per radunarsi, stare insieme e riordinare utensili e biancheria accumulati durante l’estate quando la semina, la raccolta e a settembre la vendemmia, non davano tregua. Nella stalla le donne impiegavano il tempo aggiustando lenzuola e vesti, rattoppando i buchi delle giacche o dei calzini e, soprattutto, filando. Tra una filatura e l’altra si scambiavano chiacchiere, curiosità, pettegolezzi del paese e con occhi vigili madri e nonne osservavano le figlie parlare con i ragazzi. Gli uomini invece ne approfittavano per far ceste in vimini, impagliare sedie con i cartocci del granoturco, aggiustare gli attrezzi mentre chiacchieravano dei raccolti, delle bestie da vendere e del mercato. I vecchi si fumavano la pipa e raccontavano storie bevendo un ‘goto de vin roso’ (un bicchiere di vino rosso). Il ‘filò’ cominciava dopo la semina del frumento che segnava anche l’inizio del nuovo anno agricolo. La Festa dei Morti 16 , i riti della semina riagganciavano tradizioni lontanissime legate alle feste in onore della Madre Terra, divinità presente, come già sopra accennato, nei popoli della vecchia Europa. L’anno, per i contadini, si apriva con la brutta stagione, a metà ottobre, dopo che nei campi già arati, gli uomini avevano seminato i chicchi di frumento. Un detto veneto spiega infatti: “ai Santi frumento nei campi” 17 . La scelta di iniziare l’anno a novembre non è casuale, né risale alle generazioni dei secoli scorsi, in realtà riprende un’antichissima usanza che affonda le sue radici nell’arcaica tradizione celtica e si collega alla ritualità agreste della morte e della rinascita. I Celti erano soliti festeggiare il nuovo anno proprio ai primi di novembre e festeggiavano per ben dieci giorni l’evento. Vi erano dei riti propiziatori in favore della madre Terra e questo periodo veniva denominato samuin 18 . mette ai vitelli perché non mangino paglia e fieno›› (LANFRANCO ANTONELLO, Intarsi di foglie secche, Padova, Lito- Tipografia Bertato, 1996, p. 114). 15 D. COLTRO, L’altra cultura. Sillabario della tradizione orale veneta, cit., p.33. 16 Molto amplia è la documentazione sugli antichissimi riti inerenti le feste dei morti e i sacrifici legati al fuoco in J. G. FRAZER, Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, cit., pp. 712 e ss. 17 Un approfondimento necessario a riguardo della ritualità collegata al grano, si può leggere nel testo di Frazer (Ivi, pp. 481e ss). 18 Il Frazer annota che le principali feste celtiche del fuoco non coincidevano con i solstizi estivi e invernali e di conseguenza non tenevano conto della posizione del sole. Questo è in parte spiegabile con l’attestazione che i Celti
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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Miotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ilaria Crotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

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