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La valutazione dei beni ambientali nella Contabilità Economica Nazionale

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11 Una delle prime critiche rivolte alla moderna contabilità nazionale riguarda l’enfasi posta sulle transazioni monetarie che hanno luogo nel mercato e la conseguente mancata o inadeguata rilevazione di quelle attività produttive che sono esterne al mercato 6 oppure prive di un prezzo di mercato 7 . La produzione nazionale effettiva risulta quindi sottostimata, specialmente nei paesi in via di sviluppo dove l’autoconsumo e lo scambio informale rappresentano tuttora una parte rilevante dell’attività totale. Numerose osservazioni sono poi state avanzate anche in relazione all’inadeguata contabilizzazione del tempo libero, dei servizi di beni di consumo durevoli, delle plusvalenze o minusvalenze realizzate in seguito alla variazione del prezzo delle attività, etc.. Gli incrementi di produttività realizzati mediante una riduzione dell’orario di lavoro - e conseguente maggiore disponibilità di tempo libero - a parità di output prodotto vengono ignorati nel calcolo convenzionale del PIL. Lo stesso incremento di produttività ottenuto mediante un aumento della quantità prodotta, a parità di fattori produttivi utilizzati, viene invece registrato come variazione positiva del PIL e dà quindi luogo ad una “crescita economica”. Lo stesso genere di osservazioni possono essere avanzate nei riguardi dei servizi prodotti dallo stock di beni di consumo durevole, i quali sono solo in parte inclusi nel calcolo del PIL, infatti vengono contabilizzati per esempio i servizi resi dalle abitazioni, ma non quelli resi dalle automobili private. A partire poi dagli anni ’60, con la nascita dei primi movimenti ecologisti, la contabilità nazionale ha subìto una nuova serie di critiche, in alcuni casi dettate da convinzioni etiche molto radicali, relative al rapporto tra produzione e ambiente. Nei paesi industrializzati, infatti, i sempre più diffusi fenomeni di inquinamento e degrado naturale hanno rivelato l’esistenza di complesse interrelazioni tra attività produttiva e ambiente che vengono, tuttavia, completamente ignorate dalle stime convenzionali del PIL. In molti paesi in via di sviluppo, inoltre, elevati tassi di crescita del PIL sono ottenuti grazie allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e non danno atto della continua e spesso irreversibile erosione del patrimonio naturale del paese. Dal punto di vista ambientale, le principali critiche avanzate da economisti ed ecologisti allo schema di contabilità nazionale riguardano: • il contributo dei beni e servizi ambientali al sistema economico; • il trattamento contabile delle spese per la difesa ambientale; • il deprezzamento dello stock del capitale naturale. 6 Ad esempio, la produzione di sussistenza, il lavoro domestico, il volontariato, etc.. 7 Ad esempio, i servizi pubblici, il baratto, etc..
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La valutazione dei beni ambientali nella Contabilità Economica Nazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Pinna
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Beniamino Moro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

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Parole chiave

contabilità economica
prodotto interno lordo
economia politica
beni ambientali
macroeconomia
contabilità nazionale
risorse naturali
contabilità ambientale
ambiente

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