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Nomadismo e sedentarietà nella narrativa di Bruce Chatwin

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9 In pittura gli piacevano Piero della Francesca, Altdorfer, Hercules, Seghers e gli acquerelli di Turner. «Era del tutto cieco per l’arte contemporanea» , dice John Kasmin, mercante d’arte moderna. 5 Nell’intervista a Malraux, Bruce disse che l’arte inglese toccava l’apice «Quando è veramente inglese, e i suoi grandi artisti, come Palmer o Blake, sono degli eccentrici isolati». 6 Nel 1960 divenne catalogatore nella sezione Impressionisti. Wilson un giorno affidò il compito a Bruce di catalogare quarantanove bronzi di Matisse appartenenti al signore e alla signora Theodor Ahrenberg di Stoccolma. «Arrivò un giorno in cui l’anziano catalogatore del reparto era via», raccontò Bruce a Suzanne Haynes, «Così andai la e dissi : “Be’, meglio che li cataloghi”. E lo feci. E di colpo sono diventato un esperto». 7 Il fatto che a un novellino fosse stata affidata un’incombenza così importante aveva destato qualche malcontento, ricordava Peregrine Pollen, assistente di Wilson. Ma «Bruce adorava essere al centro dei pettegolezzi, della conversazione, di tutto», disse John Hewett . 8 La prontezza con cui Bruce dichiarava falso questo o quello irritava chi gli stava attorno. Ma per lo più la sua sicurezza si rivelava giustificata. Hewett disse: «A disporre dieci pezzi su un tavolo, Bruce sceglieva subito il più interessante. Possedeva una dote insolita, e ormai un po’ decaduta, che si chiama occhio pronto». 9 La cosa che più piaceva a Bruce era viaggiare, a spese della ditta, per fare periziare le opere. Adorava quei continui spostamenti, quel turbine di attività e l’amicizia con ricchi collezionisti induceva Bruce a spendere più di quanto potesse permettersi. Ortiz, collezionista, dice: «Gli piaceva vivere bene, ma mi confessò che non aveva abbastanza denaro». 10 Bruce si guadagnava qualcosa facendo acquisti durante l’estate. Uno dei vantaggi del lavoro alla Sotheby’s era il lungo intervallo estivo. Partiva per l’estero senza dire a nessuno dove andava . «Il suo concetto di vacanza» dice David Nash che lavorò con Bruce da Sotheby’s nella sezione Impressionisti e si recò con lui in 5 N. Shakespeare, op.cit., p. 94. 6 B. Chatwin, Che ci faccio qui?, Milano, Adelphi, 1990, p. 164. 7 N. Shakespeare, op. cit., p. 97. 8 Ibid., p. 99. 9 Ibid., p. 147. 10 Ibid., p. 112.
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Nomadismo e sedentarietà nella narrativa di Bruce Chatwin

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Scagliarini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Cecilia Pietropoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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