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Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport

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14 Innanzitutto, la mobilità sociale di una collettività che cominciava ad assegnare le posizioni ai suoi membri in ragione dei meriti anziché delle prerogative ereditarie. Ne derivava l’ammissibilità del confronto: colui che conta è chi, attraverso il confronto, dimostra di avere più meriti degli altri. Altra condizione fu la libertà di associazione: in Inghilterra ci si poteva riunire in libere associazioni e in club, per cui, l’impulso fornito allo sport era evidente. Per organizzare una partita, non basta incontrarsi sporadicamente. E’ necessaria una frequentazione costante, che crei la comunanza e l’embrione organizzativo: i club, interagendo, regolamentavano in maniera uniforme i passatempi, sottraendoli alle frammentazioni localistiche e all’estro dei singoli partecipanti. E’ proprio in Inghilterra ad esempio, che con la creazione della Football Association nel 1863, vengono creati i presupposti organizzativi di una democratizzazione del gioco del football, fino allora privilegio della gioventù feudale e borghese. “Nato come sport dilettantesco e educativo della borghesia delle public schools, col 1885 il calcio si era ormai proletarizzato, divenendo un’attività professionale 19 ”. In Italia invece, sulla base delle caratteristiche viste in precedenza, viene fuori una configurazione di sport come privilegio di una classe particolare, aristocratica e borghese. Questa borghesia oltretutto, vista la sua scarsa consistenza e la sua debole omogeneità, non era in grado di introdurre modelli innovativi di comportamento, alla maniera delle élites inglesi. Gli sportivi italiani sono schermidori, canottieri, tiratori, inseriti all’interno di una cerchia ristretta che, associata a quelle caratteristiche paternalistico – pedagogiche endemiche nella stampa italiana, va a specchiarsi in uno scarso sviluppo quantitativo e qualitativo della stampa sportiva. Se andiamo poi ad analizzare lo scarso sviluppo delle associazioni sportive, ci troviamo di fronte a quel processo iniziato con la legge De Santis del 1878, teso all’insegnamento della ginnastica come pre- preparazione militare, che oltre ad essersi scontrato con problematiche che lo hanno reso inattuabile, ha rallentato anche lo sviluppo di un associazionismo sportivo già di per sé frenato dalle condizioni socio- economiche del paese. Accortesi progressivamente del fallimento dei loro propositi, le classi dirigenziali italiane decidono di ripiegare su un progetto diverso, che avrà nei suoi sviluppi almeno il pregio di funzionare come meccanismo di propulsione per lo sviluppo delle associazioni sportive e di conseguenza, per l’aumento della pratica e per l’avvio di un felice periodo della stampa sportiva. La direzione che viene intrapresa è quella di una promozione accentratrice e pedagogica dell’associazionismo sportivo, che sia in grado di impartire ai giovani una forma rudimentale di istruzione para- militare, incoraggiando e sostenendo l’iniziativa privata, per manovrarla poi a sostegno di quelli che venivano definiti i supremi interessi della patria. Per il governo, chiamare le società e le associazioni a collaborare ad un programma educativo nazionale, significa dover prevedere da un lato la concessione di sussidi strategici e dall’altro quella del patrocinio delle autorità locali; 19 Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger, op. cit., p. 278.
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Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Pucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Giovanni Gozzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 271

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