Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport

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11 dalla dicitura della testata, si tratta di un bollettino, ossia di un messaggio individuato e diretto ad un gruppo ben preciso di persone e non di un giornale sportivo inteso in senso moderno. Ma quella del Club Alpino Italiano di Torino, può essere considerata la prima pubblicazione sportiva italiana in quanto costituisce il primo esempio di giornale periodico che tratta un argomento sportivo. Un anno dopo, nel gennaio 1866, esce a Livorno il primo numero di La Ginnastica, edito da Costantino Reyer: è un bollettino dal sottotitolo Giornale di Educazione Fisica che contiene resoconti dei convegni, regolamenti delle varie gare e lettere di simpatizzanti (dopo undici numeri sospenderà le pubblicazioni, per riprenderle poi nel 1868 a Venezia, poi, dopo una seconda interruzione, nel 1869 come giornale della Federazione Ginnastica Italiana ed infine nel 1888 diverrà Il Ginnasta). Anche in Italia quindi, come è accaduto in altri paesi, l’attività ginnica si conferma come la matrice da cui prendono sviluppo altre discipline sportive: è infatti grazie all’opera di propulsione delle società di ginnastica che scaturiscono altre iniziative, come la fondazione dei primi clubs di canottaggio, delle prime società di vela, dei clubs ciclistici. Bisogna in ogni caso arrivare attorno al 1870, per giungere alla situazione in cui, lo sport (visto all’inizio come il diletto di “appassionati che la gente seria considerava poco meno che pazzi 13 ”), inizia lentamente ad affrancarsi dalla diffidenza iniziale. Scrive Benedetto Croce: “Nell’Europa dopo il 1870 era scemata la meditazione attiva delle cose morali e politiche” a cui era corrisposta “un’infaticabile attività di imprese industriali e commerciali, di scoperte tecniche e di macchine sempre più potenti, di esplorazioni geografiche, di colonizzamenti e sfruttamenti economici; nella tendenza a conferire il primato agli studi scientifici e pratici; nell’avviamento e nell’ampliamento conferito alle stesse ricreazioni e giuochi sociali, a quel che si chiamò lo sport, dalle biciclette alle automobili, dai canotti e dai yacht alle aeronavi, dalla boxe al foot-ball e allo sky che tutti in vario modo cospiravano a dare larga parte nel costume e nell’interessamento al rigoglio fisico e alla destrezza corporale… Molte cose si scrissero contro il correre diventato per sé una passione… contro lo sport che distruggeva ogni cultura. Ma il vento soffiava per quel verso” 14 . Si pensi che, addirittura, in Inghilterra a partire dalla metà degli anni ’70 dell’Ottocento, o al più tardi degli anni ’80, il calcio possedeva tutte le caratteristiche istituzionali e rituali che oggi gli riconosciamo: il professionismo, la Lega, la finale di coppa. Scrive Hobsbawm: “Gli ultimi tre decenni dell’Ottocento segnano una trasformazione decisiva quanto alla diffusione degli sport più antichi, all’invenzione di altri nuovi, e all’istituzionalizzazione di quasi tutti gli sport su scala nazionale o persino internazionale 15 ”. Questo discorso vale soprattutto per l’Inghilterra, dove l’istituzionalizzazione fornì allo sport un palcoscenico pubblico ed insieme, un meccanismo che consentiva di estendere ad altri le attività sino ad allora riservate all’aristocrazia e alla borghesia ricca, assimilando al loro stile di vita settori sempre più ampi dei ceti medi. Per quel che 13 Paolo Facchinetti, op. cit., p. 16. 14 Benedetto Croce, Storia d’Europa del Secolo XIX, Laterza, Bari, p. 350. 15 Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger, L’invenzione della tradizione, Einaudi, Torino 1987, p. 287.

Anteprima della Tesi di Matteo Pucci

Anteprima della tesi: Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Matteo Pucci Contatta »

Composta da 271 pagine.

 

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