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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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18 La perdita di questa occasione cruciale è tanto più grave se consideriamo che, in quegli stessi anni, la televisione consolidò quello che sarebbe diventato il suo primato assoluto sul sistema dei media, accreditandosi come “prima esperienza culturale di massa per gli italiani” 51 e sancendo il definitivo trionfo dell’audiovisivo sulla scrittura- lettura 52 . Senza, peraltro, modificare il modello informativo, basato sulla dipendenza dalla politica. Neppure il ’68, nonostante la contestazione e la nascita della stampa alternativa, tagliò i ponti con questa tradizione: la militanza rimase il motore dell’informazione e la generazione di giovani giornalisti affacciatisi nel sistema (la stessa cui appartengono oggi i direttori delle principali testate) era fortemente politicizzata. La novità fu piuttosto rappresentata dalla volontà di creare un’alternativa alla stampa giudicata “di regime”, inserendo nel dibattito pubblico nuovi temi ed eventi, e dalla maggiore presa di coscienza, da parte dei giornalisti, della propria funzione sociale. Si impose così il giornalismo di denuncia e d’inchiesta. Mentre il nuovo fervore contagiava anche le grandi testate (nel 1972 Piero Ottone divenne direttore de Il Corriere della Sera, aprendo ad argomenti inediti trasformatisi in notiziabili e permettendo a Pier Paolo Pasolini di scrivere in prima pagina), in realtà la crisi della stampa proseguiva inesorabile: il deficit dei quotidiani cresceva, fino a superare globalmente, nel 1974, i 100 miliardi di lire in un anno. Ancora non era stata superata la soglia dei 5 milioni di copie vendute. Ma qualcosa si stava muovendo, almeno nella capacità della stampa di sintonizzarsi con l’opinione pubblica. Siamo d’accordo con Sorrentino, quando cita il referendum sul divorzio come sentore di questo atteso passo in avanti: […] L’ampio fronte divorzista presente sulla stampa italiana, che contraddice la pluriennale fedeltà alla Democrazia cristiana e l’implicito appoggio al Vaticano, è forse il primo caso di convergenza con la posizione espressa dagli italiani nel referendum del maggio 1974. 53 Nella seconda metà degli anni ’70 furono tre gli eventi che segnarono la storia dei quotidiani. Il primo cambiamento fu indotto dalla nascita di La Repubblica, alle cui innovazioni accenneremo in seguito 54 , che per prima individuò la readership cui riferirsi, sviluppando una strategia market-oriented. La seconda trasformazione fu provocata dall’affermazione della televisione commerciale: la moltiplicazione delle emittenti locali favorì la nascita del mercato pubblicitario locale, stimolato dal desiderio di espansione delle piccole e medie imprese, e trainò l’intero mercato nazionale. Secondo molti osservatori, fu proprio questa spinta, unita alla capacità di offrire gli spazi opportuni attraverso una politica più dinamica, a far decollare il gruppo Fininvest, dal momento che la Rai fissava rigidi paletti per l’affollamento pubblicitario sulle sue tre reti. La rapida crescita degli investimenti pubblicitari fece lievitare l’intero sistema dei media. Il terzo fattore di cambiamento fu quello tecnologico e di organizzazione del lavoro: fu rivoluzionato il ruolo dei poligrafici, si ridussero i costi dei materiali di 51 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 81. 52 Cfr. M. Morcellini, “Il difficile racconto del mutamento: la crisi di relazione tra giornalismo e società italiana”, in M. Morcellini e G. Roberti (a cura di), op. cit. 53 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 89. 54 Cfr. par. 1.3.1.
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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Perrone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Mario Morcellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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